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Primo libro
Le più belle Favole di Fedro
L'asino e il leone a caccia

Chi non val nulla ed ostenta il suo valore a parole
inganna sì gli ignoranti, ma dagli accorti è beffato.
Poiché il leone voleva cacciare con l'asinello,
lo fece entrar tra le frasche, e gli insegnò che mettesse,
col più potente dei ragli, tale un terrore alle belve
che esse fuggissero ed egli potesse coglierle al varco.
Illungorecchi con tutte le forze fa la sua parte,
e con la novità strana così scompiglia le fiere,
che mentre intorno, atterrite, cercano i noti passaggi
con l'impeto irresistibile le stende morte il leone.
Stanco di strage, alla fme, richiama l'asino a sé,
e gli comanda che smetta. E l'asino, inorgoglito:
«Come ti sembra l'effetto della mia voce?». «Magnifico!
Se non avessi saputo qual indole hai, qual coraggio,
preso d'uguale terrore, me la sarei data a gambe».

Asinus et leo venantesi

Virtutis expers, verbis iactans gloriam,
ignotos fallit, notis est derisui.

Venari asello comite cum vellet leo,
contexit illum frutice et admonuit simul
ut insueta voce terreret feras,
fugientes ipse exciperet. Hic auritulus
clamorem subito totis tollit viribus,
novoque turbat bestias miraculo:
Quae, dum paventes exitus notos petunt,
leonis adfliguntur horrendo impetu.
Qui postquam caede fessus est, asinum evocat,
iubetque vocem premere. Tunc ille insolens 
«Qualis videtur opera tibi vocis meae?»
«Insignis» inquit 'sic ut, nisi nossem tuum
animum genusque, simili fugissem metu»


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