Frasi di Malala Yousafzai
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Frasi e Aforismi di Malala Yousafzai

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Malala Yousafzai ( Mingora, 12 luglio 1997 ), studentessa e attivista pakistana. A 11 anni diventa famosa per il blog, da lei curato per la BBC, nel quale documenta il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne e la occupazione militare del distretto dello Swat. Nominata per lInternational Children's Peace Prize'. Il 10 ottobre 2014, a  diciassette anni è la più giovane vincitrice del premio Nobel per la Pace con l' indiano Kailash Satyarthi, La motivazione del Comitato per il Nobel  è stata: “per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all'istruzione”.
Per i suoi 18 anni lancia una campagna BooksNotBullets (libri non proiettili) per mandare un messaggio ai potenti del pianeta: «Spendete per i libri, non per le pallottole, non per le armi». Il giorno del compleanno di Malala viene celebrato il Malala Day,  non solo per festeggiare questa eroica ragazza, ma anche l'occasione per chiarire la questione dell’educazione scolastica nel mondo.

Frasi di Malala Yousafzai

La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti.

Voglio che ogni bambino pachistano possa andare a scuola. Ho pensato che il modo migliore per farlo fosse diventare il premier del mio paese. Ma dipenderà dal voto della gente.

Sono nata in un paese creato a mezzanotte. Quando sono quasi morta era appena suonato mezzogiorno.

Ho pensato che il modo migliore per farlo fosse diventare il premier del mio paese. Ma dipenderà dal voto della gente.

Racconto la mia storia non perché sia unica, ma perché non lo è. È la storia di molte ragazze. Oggi racconto anche le loro storie.

I miei genitori mi hanno dato il nome della “Giovanna d’Arco” pashtun, Malalai di Maiwand. La parola Malala vuol dire “colpita da un lutto”, “triste”, ma per aggiungere allegria al nome i miei genitori mi chiamano sempre “Malala, la ragazza più felice del mondo” e sono molto felice che insieme stiamo sostenendo una causa importante.

Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. Hanno paura del potere dell’istruzione. Hanno paura delle donne.

L’istruzione è un diritto per tutti, anche per i figli e le figlie dei taleban

La pace in ogni casa, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni nazione – questo è il mio sogno. L’istruzione per ogni bambino e bambina del mondo.

Sedermi a scuola e leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto.

Non riesco a credere quanto amore le persone mi hanno dimostrato. Ho ricevuto migliaia di cartoline di auguri e regali da tutto il mondo. Grazie a tutti. Grazie ai bambini le cui parole innocenti mi hanno incoraggiato. Grazie ai miei anziani le cui preghiere mi hanno rafforzato. E grazie agli infermieri, ai medici e al personale degli ospedali in Pakistan e nel Regno Unito e il governo degli Emirati Arabi Uniti che mi hanno aiutato a stare meglio e a riprendere le forze.

Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti.

Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.

Non sarò ridotta al silenzio dai talebani.

Quando mi hanno sparato la paura è morta così come l’essere senza speranza.

Non serve dire ai leader quant’è importante l’istruzione: lo sanno già, i loro figli sono nelle migliori scuole. È ora di dirgli che devono agire, adesso. Chiediamo ai leader del mondo di unirsi e fare dell’istruzione la loro priorità numero uno.

Per l’istruzione è necessaria la pace, ma in molti paesi del mondo c’è la guerra. E noi siamo veramente stufi di queste guerre.

Perché nazioni che chiamiamo grandi sono così potenti nel provocare guerre, ma troppo deboli per la pace? Perché è così facile darci una pistola, ma così difficile darci un libro? Perché è così facile costruire un carrarmato, ma costruire una scuola è così difficile?

Oggi, mi concentro sui diritti delle donne e sull'istruzione delle ragazze, perché sono quelle che soffrono di più. C'è stato un tempo in cui le donne hanno chiesto agli uomini a difendere i loro diritti. Ma questa volta lo faremo da sole.

Potrò sembrarvi una sola ragazza, una sola persona, per di più alta neanche un metro e sessanta coi tacchi. Ma non sono una voce solitaria: io sono tante voci. Sono Shazia. Sono Kainat Riaz. Sono Kainat Somro. Sono Mezon. Sono Amina. Sono quei 66 milioni di ragazze che non possono andare a scuola.

Papà diceva sempre che se il nostro governo non avesse speso tanto per la bomba atomica, ci sarebbero stati abbastanza soldi per le scuole. 

Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo.

Spesso noi esseri umani non ci rendiamo conto di quanto Dio sia grande. Lui ci ha dato un cervello straordinario e un cuore sensibile e capace d’amore. Ci ha benedetto donandoci due labbra con cui parlare ed esprimere i nostri sentimenti, due occhi con cui ammirare un mondo di colori e di bellezza, due piedi con cui percorrere le strade della vita, due mani che lavorano per noi, un naso capace di cogliere i profumi e due orecchie con cui sentire parole d’amore.

Sono davvero orgogliosa di essere la prima Pashtun, la prima Pakistana e la prima ragazza a ricevere questo premio. Sono abbastanza certa di essere anche il primo Nobel per la Pace che sta ancora lottando insieme ai suoi giovani fratelli. Vorrei fossero tutti in pace, ma i miei fratelli ed io stiamo ancora lottando per questo.
(Oslo alla consegna del Premio Nobel per la Pace, 10 dicembre 2014)

Come avevo sperimentato nel caso del mio orecchio sinistro, non ci rendiamo conto di quanto potere ci sia in ciascuno degli organi del nostro corpo finché non ne perdiamo uno.

Un giorno ricordo che un bambino della nostra scuola chiese a un giornalista perché i talebani sono contrari all’istruzione. Il giornalista rispose con grande semplicità. Indicando un libro disse: “I talebani hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro”.

Quando abbiamo ricevuto l'invito alla Casa Bianca, abbiamo detto che l'avremmo accettato a una condizione. Non volevamo andare solo per un servizio fotografico, ma saremmo andati se Obama avesse davvero ascoltato quello che ci stava a cuore. Il messaggio di risposta fu: sarai libera di dire tutto ciò che desideri. E così è stato! È stata una riunione molto seria, in cui abbiamo parlato dell'importanza dell'istruzione. Abbiamo affrontato il ruolo degli Stati Uniti nel sostenere certe dittature e le incursioni dei droni in paesi come il Pakistan. Ho detto al presidente che invece di cercare di sradicare il terrorismo con la guerra, avrebbe dovuto cercare di farlo con l'istruzione. 

Io sono orgogliosa di essere una pashtun, ma a volte penso che il nostro codice di condotta non sia proprio il massimo, soprattutto per quanto riguarda il trattamento riservato alle donne.

Quando nacqui, la gente del mio villaggio commisero mia madre e nessuno si congratulò con mio padre. Ero venuto al mondo all'alba, nel momento in cui l'ultima stella sfarfalla ancora una volta per poi spegnersi, cosa che noi pashtun siamo abituati a considerare di buon auspicio. Mio padre non aveva i soldi per pagare l'ospedale o la levatrice, per cui ad aiutare mia madre c'era solo una vicina di casa; diversamente dalla prima figlia dei miei genitori, che era nata morta, io schizzai fuori urlando e scalciando. Ma ero una bambina, venuta alla luce in un paese in cui, quando nasce un maschio, tutti escono in strada e sparano in aria, mentre le femmine vengono nascoste dietro una tenda, perché già si sa che nella vita il loro ruolo sarà semplicemente quello di far da mangiare e mettere al mondo figli

Malala alla fine del suo discorso per il Nobel della Pace:

Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.
Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora.

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