Recita di Carnevale
Il gatto tigrato
Pulcinella - Uh, che fame! Che fame di cioccolatini!
Arlecchino - Cioccolatini, hai detto?
Pulcinella - Cioccolatini, gianduiotti, pasticcini. Uh,che fame.
Arlecchino - Quante lire hai?
Pulcinella - Nemmeno una. Uh, che fam...
Arlecchino - E smettila un po'. Pensiamo, invece di piangere. Senza denaro, niente cioccolatini...
l due si mettono a girare intorno, pensosi.
Ogni tanto, Pulcinella, geme: li Uh, che fame!»e Arlecchino gli dà un'occhiataccia.
Arlecchino. (spiccando un salto) - Ho trovato! Venderemo il gatto.
Pulcinella - Quale gatto?
Arlecchino - Quello della nostra signora Rosaura.
Pulcinella - E a chi lo venderemo?
Arlecchino - Alla signora Rosaura.
Pulcinella - Ma se è già suo quel gatto!
Arlecchino - Non importa. Lo tingeremo a strisce gialle e marrone e glielo venderemo come gatto tigrato. Chissà come sarà contenta. E' da tanto che cerca un gatto tigrato.
Pulcinella - Che idea! Che pensata! Andiamo.
(l due escono; poco dopo si odono alcuni disperatissimi: miau!: e i due compari tornano correndo sulla scena).
Pulcinella (mostrando una mano tutta a strisce rosse)
Guarda qui, sciagurato Arlecchino, per prendere il gatto sono rimasto tutto graffiato. Ih, che male Uh, che fame di cioccolatini!
Arlecchino (succhiandosi il dorso della mano) - Sta un po' zitto, piangione. Tu non capisci niente; ma il gatto tigrato aveva capito tutto. Lui si credeva già una tigre.
(Pulcinella sta per rispondere, ma Rosaura si affaccia dalla porta).
Rosaura - E stasera, resterete senza cena; così imparerete a dare noia al mio povero Fuffi!
(Pulcinella e Arlecchino si disperano).
