
Racconto umoristico
Di Jules Feiffer
Il principe Roger e il Re Comediavolosichiama
Roger faceva uno strano effetto sulla gente. Li faceva ridere. Non raccontava barzellette, non cercava di essere piacevole, non ne aveva bisogno: era un principe. Roger era il figlio di sua grazia Re Comediavolosichiama. Roger, non si può andare avanti così -, disse suo padre, il re, dalla sala del trono del castello.
Roger non era lì quando il re parlò.
Padre e figlio si parlavano con il "comediavolofono", il nome che il re, che non sapeva il nome giusto di niente, dava all'invenzione del suo mago, che consisteva in due bicchieri di carta uniti da un filo lungo cinque miglia. Il filo partiva dalla sala del trono del re e correva fuori dalla finestra del castello fino alla cima più alta del regno, dove si innalzava una torre costruita solo per Roger, il solo posto sulla terra dove potesse stare senza far ridere nessuno.
Roger, mi tanchi proprio manto, voglio dire mi manchi proprio tanto, ma quando sei in giro tu niente fa nessuno, voglio dire nessuno fa niente,
.perché tutti ridono. Figlio mio, quando sei in giro tu nessun manto viene armato - ehm, nessun campo viene arato, nessuna carpa è risoluta cioè, nessuna scarpa è risuolata. E ti pirò il derchè, ti ridò il cherpè, ti dirò il perché. Perché sei troppo amabile.
Un posto sarai al mio giorno - ehm, un giorno sarai al mio posto e vorrai vermetto, rospetto, rispetto!
Roger, hai bisogno di essere più viaggio, maggio, raggio - ecco saggio. Ti manderò dal mio drago, vago, mago!
