Login

Pin It

Racconto festa del papà
di Irena Jurgielewicz
Ritrovare il padre

Non sempre i figli comprendono i genitori. Spesso non tentano neppure di farlo. Si chiudono nel loro silenzio fatto di collera, di rancori, di gelosie e fanno di tutto per apparire indifferenti, nascondendosi dietro una maschera di apparente felicità. La protagonista del racconto è Ula, figlia di genitori divorziati, vive con le zie.
In questo brano è descritto un suo incontro col padre che non vedeva da molto tempo. Ula parla con tutta franchezza: non gli perdona di aver, anni prima, divorziando, abbandonato la famiglia. Ula si è convinta che il padre non amasse neppure lei e, costretta a parlare della sua situazione, cerca, quasi per sfogare la sua gelosia, tanto a lungo repressa, di ferirlo in ogni modo. UIa non sa dei vari tentativi fatti dal padre e dalla seconda moglie per averla con loro; né UIa sa che il babbo andava infatti in un piccolo caffè di fronte alla scuola e si sedeva alla finestra per vederla quando usciva. Ula sente il dolore profondo di aver perduto la gioia di quegli incontri. Ula è ora sicura dell'affetto del padre e prova il desiderio di ricompensarlo di tanta freddezza e ostilità: è bastato parlare, per capirsi.

È difficile riuscire a parlar male dei propri genitori.
UIa fu invasa da una collera improvvisa: nessuno lo sapeva meglio di lei!
Non mi meraviglio affatto - disse violenta e dura - lo capisco benissimo.
Il dottore sussultò come se fosse stato schiaffeggiato, ma si dominò subito.
Rimase immobile lungamente e quando infine parlò, c'era nella sua voce una tenerezza triste, sconosciuta ad Ula:
Anche tu, certamente, parli poco di me con gli altri...
Non ne parlo mai; con nessuno.
Già... e tutti ti credono una bambina felice, benché tu abbia perduto la mamma, vero? Pensano che io sia un buon padre e non sanno che stai male, con me.
Ula non aveva mai sentito tali parole. L'ira che solo un momento prima l'aveva dominata così fortemente, cadde d'un tratto. I suoi pensieri e i suoi sentimenti erano sconvolti da un'incomprensibile confusione.
Non osava alzare gli occhi e si sentiva il viso in fiamme.
Eppure io vorrei che tu fossi felice - mormorò il dottore.
Sembrava che a - questo punto il discorso fosse finito. Invece no: egli si avvicinò alla figlia e cominciò a parlare con frasi brevi, spezzate, quasi in un sussurro:
Vorrei davvero... Ma come? So il male che ti ho fatto. Perché è sempre un torto che si fa al figlio se uno dei genitori abbandona la casa. Non puoi perdonarmelo, lo so. Dubiti del mio affetto... Ma vedi - la guardò con una espressione di preghiera, timidamente, come timoroso che lei potesse respingere la sua spiegazione - talvolta la vita si complica, in modo che non si riesce a trovare una soluzione buona per tutti. Se anche, qualche anno fa, non avessi divorziato, la mamma non sarebbe stata felice con me: sapeva che non l'amavo più. Sarebbe stato inutile.
UIa arrossì fino alla fronte. La gelosia, aumentata col passar degli anni, esplose annientando la paura e il turbamento.
E io? - gridò con dolore. - Anch'io diventai inutile?
Tu? Inutile? - domandò egli senza capire. - Perché?
Naturale - dichiarò, sentendo che ogni sua parola feriva il padre e provandone piacere. - Finché quella donna che viveva qui non è morta, papà non mi ha mai invitato.
La mia casa era la casa delle zie! Come se non avessi avuto un padre. In tutti questi anni ci siamo visti solo cinque volte.
Il padre taceva. Le voltò le spalle e fissò lo sguardo nello spazio, oltre la finestra.
A che cosa pensava? Alla donna per la quale aveva lasciato la mamma? Erano passati pochi mesi dalla sua morte, ma Ula non sentiva compassione.
Quella donna, come dici, era mia moglie, lo sai? - disse finalmente distogliendo lo sguardo dagli alberi lontani. - E due anni fa venne con me a Varsavia per invitarti a venire qui da noi.
Come? - chiese stupita Ula. - Invitarmi?
Le tue zie mi pregarono di rimandare l'invito - continuò il padre pacato e triste. Ritenevano che sarebbe stata per te una scossa troppo forte vedere un'estranea al posto della mamma; che quando saresti stata più grande avresti capito meglio.
Non mi hanno detto niente di tutto questo - pensò Ula febbrilmente. - Non ne hanno mai parlato.
Dici che ci siamo visti cinque volte soltanto. Ma io... - esitò un momento, prima di continuare; era evidentemente imbarazzato. - Ma io vedevo te abbastanza spesso.
Di fronte alla tua scuola c'è un piccolo caffè; mi sedevo alla finestra e ti guardavo...
Me? - sussurrò Ula stentando a credere. - Me?
A volte eri sola; a volte uscivi con Pesca
Il dottore parlava più spigliatto, ora, e sul suo volto passò un affettuoso sorriso, un po' incerto. .
A volte con altre compagne. Ti guardavo...
Dovevi chiamarmi! - gridò addolorata UIa. Immaginava come sarebbe corsa a quegli incontri e sentì il dolore profondo di aver perduto tanta gioia. - Ah! perché non mi hai mai chiamato?
Solo dicendo queste parole, si rese conto che aveva dato del 'tu' a suo padre, per la prima volta.
Quando venivo a trovarti avevo l'impressione che la mia presenza ti desse fastidio...
Ricordava quelle visite! Le aspettava per mesi e mesi e quando il padre giungeva faceva tutto il possibile per dimostrarsi educata e brava.
E doveva apparirgli, invece, così compassata e fredda!... Come compensarlo di tanta freddezza? che cosa fare perché dimenticasse tutto?
Papà, oh papà! - mormorò piena di rammarico, piena di vergogna e d'immensa gioia.

Pin It