
La sua non è una bottega, ma quasi uno «studio»; e anche un luogo di delizie.
Nelle botteghe si compra, si vende e qualche volta si fabbrica: qui nulla di ciò.
Qui vedi giovani vestiti di bianco i quali si affrettano a gettare un manto bianco anche sulle spalle dei clienti, perché tutto sia candido: e specchi, tavolette di marmo, acciai lucidi e tersi; nell'aria un vago sentore di cipria e di profumi.
Sulla sua bottega c'è spesso una insegna di cristallo con una parola aristocratica: «Salone»; oppure una parola di sapore settecentesco: «Parrucchiere », quasi che invece di chiome naturali egli debba pettinare seriche e imponenti parrucche.
A lui solo è lecito prendere per il naso i più autorevoli personaggi e infligger loro solenni lavate di capo. Egli solo, mentre gli altri adoperano, legno, cuoio, ferro, sostanze vegetali, minerali o di animali morti, egli solo lavora sulla viva pelle dell'uomo.
Non c'è uomo che, sereno e tranquillo, non si, affidi al barbiere, il quale brandisce, davanti a lui, uno strumento di morte.
Infine nessun altro può vantarsi di aver ispirato una musica immortale come quella di Rossini:
«Il Barbiere di Siviglia ».
