
Racconti sugli uccelli
di A. Palacio Valdés
Il nido infranto
di A. Palacio Valdés
Il nido infranto
C'era, in uno dei corridoi guarnito a pergola, un nido di rondinelle che m'interessava moltissimo.
I genitori andavano e venivano senza posa, imbeccando i loro piccoli, i quali cominciavano già a cacciar fuori le testoline dal nido.
Passavo molto tempo a contemplare quella commovente scena familiare, quando, un giorno, sentii il bisogno di stringere più intima relazione con essi.
E per soddisfarlo non trovai altro mezzo più adatto che prendere una scopa, montare su una sedia e... Già si può immaginare quello che avvenne.
Non compresi poi mai qual motivo mi spingesse a commettere quella trista azione.
Il nido, cadendo, andò in briciole, e qua e là apparvero alcuni uccelli implumi, disgustosi a vedersi.
Tutti i familiari mi sgridarono furiosamente e tutti nella stessa forma, rivolgendomi cioè la stessa domanda:
Perché hai fatto questo?
lo dovevo essere pallido come un morto e guardavo in silenzio. In realtà, sebbene volessi, non potevo rispondere alla loro domanda.
Guarda, guarda come la madre contempla quella rovina! - esclamò Manola.
La rondinella, infatti, senza paura alcuna della gente, stava sulla ringhiera del corridoio e sembrava l'immagine della disperazione.
Mio padre, che era intento.a raccogliere i frammenti del nido, alzò il viso verso di essa, e dei suoi occhi vidi tremare due lacrime.
Non so quello che allora passò in me. Mi parve che il cuore mi si spezzasse dal dolore, e cominciai a gridare tanto alto che tutti mi vennero in aiuto, abbandonando i derelitti uccellini.
Alla fine mio padre ebbe un'idea.
Fece portare un minuscolo cesto, lo riempi d'ovatta e vi mise dentro, delicatamente, quei teneri rondinini. Poi Gaetano salì su una scala, conficcò un arpione nel soffitto e vi appese il cestino.
Noi tutti andammo via, e pochi minuti dopo potemmo osservare, con soddisfazione, che i genitori tornavano nuovamente a imbeccare i loro figlioletti.
