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Racconto di Mario Lodi
Le farfalle bianche

Un mattino, mentre il vento faceva un pisolino sul fondo della vallata, le nubi si strinsero fra loro come tanti pecoroni.
Sorelle nuvole - cominciò una nuvoletta ai margini del gregge - non sentite in voi qualche cosa di strano?
È vero...! - gridarono le altre - le nostre goccioline si stringono per il freddo intorno ai granelli di pulviscolo e giocano a fare le stelline bianche.
Da me una stellina si è staccata e vola giù come un paracadute! - gridò il nuvolone.
Un fiocco bianco danzava infatti leggero nel cielo gelido:
Sorelle goccioline, io volo, addio!
Perché non diventate anche voi farfalline bianche libere e leggere?
Perché non venite con me a trasformare i giardini spogli in ricami, le piante e le erbe in pizzi...?
Veniamo... veniamo anche noi! - esclamarono alcune goccioline e la danza incominciò.
In poco tempo da ogni nuvola incominciarono a staccarsi sempre più numerose lievi farfallette bianche che si lasciavano cadere lentamente, volando verso terra.
Ogni nuvola pigra e scura si trasformò in milioni di fiocchi volteggianti, ed era un bel gioco.
Dapprima le farfalle erano rade, poi divennero più fitte e larghe e quando la terra fu coperta si accumularono le une sulle altre.
In poco tempo tetti,. campi, alberi, siepi e cortili furono coperti di farfalle bianche e i passeri, smarriti e affamati, volavano dal tetto alla campagna in cerca di qualche chicco.
Cipì esplorò la riva del nastro d'argento: tutto era sepolto sotto un manto soffice e impenetrabile di farfallette sulle quali ne calavano sempre di nuove.
Cipì frugò sotto la sponda, vicino all'acqua, in su e in giù: niente.
Intanto le farfallette volteggiavano e cadevano sempre più fitte e i passeri avevano sempre più fame.

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