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Racconto di Achille Campanile
Il sorgere del sole
La levata del sole

È un peccato che lo spettacolo della levata del sole si svolga la mattina presto!
Perché non ci va nessuno.
D'altronde, come si fa ad alzarsi a quell'ora?
Se si svolgesse nel pomeriggio, o meglio, di sera, sarebbe tutt'altro.
Ma, così come stanno le cose, va completamente deserto ed è sprecato.
Eppure il sole non tralascia nulla che possa arricchire lo spettacolo...
Per prima cosa lancia in cielo i carri delle nuvole, carichi d'oro e di porpora, soffia nei suoi
cartocci di zolfo e di zafferano e confonde tutto nel pulviscolo; intanto si dà al gettito intensivo dei colori ecco il violetto, ecco il lilla, ecco il turchino, l'arancione, il verde, il marrone, scaraventa fontanoni di scintille tenendosi ancora nascosto; col piede sulla soglia, pronto ad aprire, ma,
 prima di fare la grande entrata opera il supremo effetto: incendia la girandola finale, la scappata dei razzi dorati e delle fionde luminose, e, nel momento in cui tutto scoppia, crepita e turbina vertiginosamente, lui, l'eroico protagonista, dà fiato alle trombe d'argento, sfodera la sua spada, squarcia l'orizzonte, e tra bagliori, lampeggiamenti e serpentine appare.
Oh, rabbia!
Ancora un'entrata mancata: chi russa di qui, chi russa di là, tutti dormono come ghiri e nessuno ha visto.

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