
Racconto sui mesi di A. Farini
I mesi dell'anno
C'erano una volta due fratelli, uno ricco e l'altro povero.
Il primo faceva il mercante e guadagnava fior di quattrini; il secondo non faceva nulla e non possedeva nemmeno un centesimo. Disse questi un giorno: -Voglio andare in giro a cercare fortuna.
Cammina cammina, vide una sera su un monte un lumicino. Quando arrivò alla casa, la porta era aperta; si affacciò e vide dodici persone sedute a mensa.
Bussò. - Avanti!
Il povero entrò.
Chi sei?
Sono un poverello in cerca di fortuna. E voi chi siete?
Siamo i dodici mesi dell'anno. Hai fame?
Ho fame e sete.
Bevi e mangia, perché ce n'è abbastanza.
Il poverino mangiò e bevve a crepapelle.
Quando ebbe finito: - Beh! - gli domandò Gennaio - Che si dice di noi, compare, nel mondo degli uomini?
Si dice bene.
Di me che si dice?
Che sei un bel mese. Un po' freddo, ma il freddo giova agli uomini, li rinvigorisce e giova anche alle bestie e alle piante. Porti la neve, è vero, ma sotto la neve c'è il pane,
E di me che si dice? - domandò Febbraio.
Anche di te si dice bene. Porti la pioggia, ma riempi d'acqua i pozzi e le cisterne. Allaghi anche i campi, ma fai sparire le nevi. Se non altro, sei un mese che passa presto.
E di me? - saltò su Marzo.
Oh, con te vengono i primi fiori. Sei ventoso, ma il vento asciuga, sgombra le nuvole e sparge i semi.
E di me? - chiese Aprile.
Tu di fiori incoroni tutta la campagna; tessi i nidi e fai cantare gli uccelli. Maggio, poi! E Giugno, che indora il grano! e Luglio, e Agosto...
Insomma, quel poveretto fece gli elogi di tutti i mesi dell'anno, fino a Dicembre; tanto che decisero di ricompensarlo con un regalo.
Eccoti una tovaglia - dissero - stendila quando hai bisogno e chiedile quello che vuoi.
E il poveraccio se ne tornò a casa sua:
Moglie mia! Moglie mia!
Che! - gridò dalla soglia la moglie inviperita, col mestolo in mano. -l o sono qui che muoio dalla fame, e tu mi porti da mangiare una tovaglia vuota?
Sta' zitta e prepara le mandibole.
Stese la tovaglia e ordinò: - Antipasto!
E giu sardine e filetti d'alice, panini ripieni, imburrati, imbottiti... Giù minestra, arrosto, vini, frutta, dolci... Mangiarono tutt'e due a piu non posso.
Ma il fratello ricco lo venne a sapere.
Voglio andare anch'io - disse.
Si travesti da poverello. Arrivò alla casa dei dodici mesi, mangiò e bevve alla loro mensa.
Poi Gennaio gli domandò: - Beh, amico! Cosa si dice di me nel. mondo?
Ohibò! Che si deve dire? Che sei un mese terribile, con geloni e con valanghe; beato chi si salva.
Gennaio si trasse da parte. Venne avanti, pieno di speranza, Febbraio, e chiese: - E di me che cosa dicono gli uomini?
Di te si dice peggio. Fortuna che sei corto.
E di me? - disse Marzo.
Tu non saresti né bello né brutto, ma non si sa come la pensi. Oggi freddo, oggi caldo...
E di me? - azzardò Aprile.
Tu, e anche Maggio, avete i fiori e avete i canti; ma è forse con i canti e con i fiori che si saziano
E lo sciocco mercante seguitò a dire peste e corna di tutti.
Toh - gli dissero indignatissimi tutti i mesi non vogliamo che tu parta da qui a mani vuote.
Eccoti una scopa, e quando vuoi qualche cosa, dille: «Da'!».
Moglie mia! Moglie mia! - tornò a casa allegro il mercante. - Apparecchia subito la tavola!
Che cosa hai avuto?
Vedrai!
Fu apparecchiata una gran tavola, con piatti, scodelle, padelle... Quando tutto fu pronto:
Da'! - intimò alla scopa il mercante.
Non l'avesse mai detto! La scopa gli sfuggì di mano, volò per la cucina, e giu botte da orbi.
Ahi, ahi, ahi! - strillavano i due infelici.
Da allora, non parlarono male di nessuno e si accontentarono di quello che avevano.
Il primo faceva il mercante e guadagnava fior di quattrini; il secondo non faceva nulla e non possedeva nemmeno un centesimo. Disse questi un giorno: -Voglio andare in giro a cercare fortuna.
Cammina cammina, vide una sera su un monte un lumicino. Quando arrivò alla casa, la porta era aperta; si affacciò e vide dodici persone sedute a mensa.
Bussò. - Avanti!
Il povero entrò.
Chi sei?
Sono un poverello in cerca di fortuna. E voi chi siete?
Siamo i dodici mesi dell'anno. Hai fame?
Ho fame e sete.
Bevi e mangia, perché ce n'è abbastanza.
Il poverino mangiò e bevve a crepapelle.
Quando ebbe finito: - Beh! - gli domandò Gennaio - Che si dice di noi, compare, nel mondo degli uomini?
Si dice bene.
Di me che si dice?
Che sei un bel mese. Un po' freddo, ma il freddo giova agli uomini, li rinvigorisce e giova anche alle bestie e alle piante. Porti la neve, è vero, ma sotto la neve c'è il pane,
E di me che si dice? - domandò Febbraio.
Anche di te si dice bene. Porti la pioggia, ma riempi d'acqua i pozzi e le cisterne. Allaghi anche i campi, ma fai sparire le nevi. Se non altro, sei un mese che passa presto.
E di me? - saltò su Marzo.
Oh, con te vengono i primi fiori. Sei ventoso, ma il vento asciuga, sgombra le nuvole e sparge i semi.
E di me? - chiese Aprile.
Tu di fiori incoroni tutta la campagna; tessi i nidi e fai cantare gli uccelli. Maggio, poi! E Giugno, che indora il grano! e Luglio, e Agosto...
Insomma, quel poveretto fece gli elogi di tutti i mesi dell'anno, fino a Dicembre; tanto che decisero di ricompensarlo con un regalo.
Eccoti una tovaglia - dissero - stendila quando hai bisogno e chiedile quello che vuoi.
E il poveraccio se ne tornò a casa sua:
Moglie mia! Moglie mia!
Che! - gridò dalla soglia la moglie inviperita, col mestolo in mano. -l o sono qui che muoio dalla fame, e tu mi porti da mangiare una tovaglia vuota?
Sta' zitta e prepara le mandibole.
Stese la tovaglia e ordinò: - Antipasto!
E giu sardine e filetti d'alice, panini ripieni, imburrati, imbottiti... Giù minestra, arrosto, vini, frutta, dolci... Mangiarono tutt'e due a piu non posso.
Ma il fratello ricco lo venne a sapere.
Voglio andare anch'io - disse.
Si travesti da poverello. Arrivò alla casa dei dodici mesi, mangiò e bevve alla loro mensa.
Poi Gennaio gli domandò: - Beh, amico! Cosa si dice di me nel. mondo?
Ohibò! Che si deve dire? Che sei un mese terribile, con geloni e con valanghe; beato chi si salva.
Gennaio si trasse da parte. Venne avanti, pieno di speranza, Febbraio, e chiese: - E di me che cosa dicono gli uomini?
Di te si dice peggio. Fortuna che sei corto.
E di me? - disse Marzo.
Tu non saresti né bello né brutto, ma non si sa come la pensi. Oggi freddo, oggi caldo...
E di me? - azzardò Aprile.
Tu, e anche Maggio, avete i fiori e avete i canti; ma è forse con i canti e con i fiori che si saziano
E lo sciocco mercante seguitò a dire peste e corna di tutti.
Toh - gli dissero indignatissimi tutti i mesi non vogliamo che tu parta da qui a mani vuote.
Eccoti una scopa, e quando vuoi qualche cosa, dille: «Da'!».
Moglie mia! Moglie mia! - tornò a casa allegro il mercante. - Apparecchia subito la tavola!
Che cosa hai avuto?
Vedrai!
Fu apparecchiata una gran tavola, con piatti, scodelle, padelle... Quando tutto fu pronto:
Da'! - intimò alla scopa il mercante.
Non l'avesse mai detto! La scopa gli sfuggì di mano, volò per la cucina, e giu botte da orbi.
Ahi, ahi, ahi! - strillavano i due infelici.
Da allora, non parlarono male di nessuno e si accontentarono di quello che avevano.
