La sorellina
Ha quattro anni la mia sorellina Renata, è bionda, riccioluta e birichina.
Stamane l'abbiamo condotta per la prima volta al Giardino d'Infanzia.
Camminava tra me e la mamma e si dava importanza, perchè le avevano detto che in pochi giorni avrebbe imparato molte cose, tra cui l'arte di riprodurre con la creta pere, mele, albicocche.
Ma appena siamo entrati in un'aula grande, ove molte bimbe col grembiule scuro e un nastro rosso nei capelli cicalavano gaiamente, sorvegliate da una giovane maestra, che passeggiava tra loro, la sorellina è diventata timida.
La maestra ci è venuta incontro, sorridendo.
La mamma le ha detto: «Signorina, le conduco una nuova alunna ».
E poi, cambiando tono: « È la prima volta che rimarrà per qualche ora fuori casa.»
Stia tranquilla, signora! - ha risposto la maestra. E rivolta a Renata: « Come ti chiami,
piccola bella? ».
La sorellina l'ha fissata un momento ha chinato il capo, ed è stata lì lì per singhiozzare.
La maestra, con aria misteriosa: Ho domandato il tuo nome, così, per farti parlare, ma io lo conosco già. Ti chiami... ti chiami Rosetta, vero?
La sorellina, con una mossetta del capo, ha accennato di no.
«Possibile? Non ti chiami Rosetta? Eppure la luna non sbaglia mai! ».
A quella uscita strana, la piccina ha levato il capo ed è rimasta a guardare stupita.
Che cosa c entrava la luna?
La maestra ha continuato: « Quando alla mia scuola deve giungere una bimba bella come te, la luna profitta d'un momento che nessuno la vede, discende silenziosa dal cielo, picchia col suo naso grosso alla mia finestra, mi sussurra un nome, e torna subito al suo posto... lassù.
La luna non sbaglia mai. Sono stata io a non udire bene. Ero piena di sonno.
La storia della luna che s'interessava di lei ha dissipato ogni smarrimento dal cuore della bambina. Alla ripetuta domanda della maestra, ella ha risposto: « Mi chiamo Renata, io ! ».
