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Racconto di  Fortunato Pasqualino
Benissimo 

Benissimo per una bugia
Un giorno mi presentai a scuola con un involto che fece strillare le bambine e salire sui banchi i miei compagni. Avevo portato un serpentello, che muoveva ancora la coda, e un ramarro verde come lo smeraldo. La maestra ne ebbe ribrezzo e chiamò il bidello.
Anche lui aveva paura. Andai io stesso a gettare i rettili fuori, lontano dalla scuola.
Quando rientrai, la maestra mi obbligò a lavarmi le mani e, dato che c'ero, pure la faccia e le orecchie. Dopo che tutti si furono calmati, mi chiese dove avevo preso il serpentello e il ramarro.
Li ho ammazzati io - dissi. - Correvano come il diavolo dietro a una bambina.
La maestra mi fece raccontare ogni cosa con la penna, in brutta e in bella copia. Il compito fu
elogiato da tutti, passò di classe in classe e fu letto ad alta voce da più di un insegnante.
Quello che avevo scritto era tutto una bugia, ma la maestra scrisse sotto il compito un grande
«benissimo» con la penna rossa.




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