Racconto di Piero Bargellini
San Gennaro
Di San Gennaro è famoso più che altro il prodigio del suo sangue, racchiuso in due ampolle, e che si scioglie misteriosamente e miracolosamente in vari giorni dell'anno.
Tutti gli scrittori, di passaggio da Napoli, han creduto loro dovere buttar giù una bella pagina di colore partenopeo sul sangue di San Gennaro, compreso Renato Fucini che però fu discreto nella descrizione della funzione religiosa, almeno confessando di non aver udito le imprecazioni contro il Santo allorché il miracolo non si produce immediatamente.
«Delle famose imprecazioni al Santo - egli scrive - però non ne ho sentito nemmeno una.
Pianti, sospiri, caldissime raccomandazioni e niente più ... I pellegrini cantavano, il popolo berciava nella cappella del miracolo, ed intanto nella navata massima un rimbombante predicatore strapazzava la memoria del Santo, ossia ne raccontava la vita, commentandola ».
Non si dovrebbe, perciò, anche noi strapazzare la memoria del Santo, del quale, a dir la verità, si sa ben poco, anche perché l'elenco dei Vescovi di Benevento porta il nome di due Santi di questo nome: San Gennaro I, martire nel 305 e San Gennaro II, che partecipò nel 342 al Concilio di Sardica.
Alcuni studiosi han perciò proposto la identificazione di San Gennaro Patrono di Napoli, con il Vescovo presente al Concilio di Sardica; ma altri hanno insistito per la distinzione del primo Gennaro, morto nel 305.
Nelle catacombe napoletane, infatti, una pittura del V secolo rappresenta San Gennaro tra due ceri accesi, con l'aureola e una chiara iscrizione, che dice: Santo martyri Ianuario.
Il Vescovo Gennaro, con i diaconi Sosso e Festo e col lettore Desiderio, furono condannati a morte nel 305. Essi dovevano essere mandati ad ursos nell'anfiteatro di Pozzuoli, cioè dovevano essere dilaniati dalle belve, durante uno di quegli spettacoli che inebriavano di raccapriccio le folle pagane. Per il ritardo del giudice Braganzio, invece, il feroce spettacolo non ebbe luogo, e i
martiri furono decapitati, con un altro diacono di Pozzuoli, Proculo, e due laici, Euriche e Acazio.
Tutto qui. Le reliquie del martire furono trasportate a Napoli nel 432, e intorno a quell'epoca risale l'immagine nelle catacombe di Capodimonte, dove San Gennaro è rappresentato in tunica, col pallio vescovile.
Rimane il miracolo della liquefazione del sangue, contenuto in due ampolle di vetro, una più grande di forma elicoidale; l'altra più piccola di forma cilindrica, perfettamente sigillate. Il prodigio del sangue si ripete varie volte nell'anno, a data fissa e variabile. Le date fisse sono il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli 8 giorni seguenti; il 16 dicembre, ed ogni 19 settembre, anniversario del martirio, e gli otto giorni dell'ottava.
La scienza non ha saputo dare una spiegazione al prodigio. L'esame spettroscopico ha confermato che si tratta di sangue. La liquefazione dei grumi sanguigni non avviene a una temperatura costante; anche il tempo di fusione è variabile.
Ed è variabile il volume del sangue liquefatto
Il prodigio avviene dunque in circostanze singolari, che contraddicono tutte le leggi fisiche, tanto da giustificare la straordinaria ammirazione e la profonda devozione in mezzo alle quali si compie.
Rimane la questione se il sangue delle ampolle sia proprio di San Gennaro. La tradizione, su questo punto, è costante. Risale alla traslazione delle reliquie da Pozzuoli a Napoli, al tempo del Vescovo Giovanni I, nel 431. Mentre la processione passava dalla. via Antoniana, una donna di nome Eusebia, avrebbe consegnato al Vescovo le due ampolle, dicendo che contenevano
il sangue raggrumato del martire. In Quell'occasione sarebbe avvenuta per la prima volta la miracolosa Iiquefazione.
Dal 1329 cominciano poi le testimonianze scritte sul miracoloso sangue di San Gennaro. Una ne scrisse anche l'umanista senese Enea Silvio Piccolomini, quando si recò a Napoli, ambasciatore, nel 1456, prima di essere eletto papa.
L'entusiastica devozione popolare, piena di affettuoso trasporto, non può essere dunque né frenata né raffreddata dalla diffidenza o dal dubbio.
