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Racconti fantastici - chiodo martello
Racconto di Vittorio Vincenzi 

Il chiodo presuntuoso

Un giorno un chiodo fece ai suoi compagni questo discorso:
È ora di finirla! Perchè dobbiamo essere sempre noi a prenderle? Quel prepotente del signor martello picchia, e noi sempre lì, zitti e buoni a prenderle tutte. Siamo figli della stessa madre: la miniera. Non è vero? Di ferro è lui, di ferro noi. Perchè allora queste differenze? Perchè
queste ingiustizie? lo non mi farò più battere sulla testa.
E chi la pensa come me, faccia altrettanto!
Gli altri chiodi guardavano con compassione il loro amico presuntuoso. 
Il più vecchio, rispettato da tutti per la sua età, scuoteva la testa.
Ma che idee ti frullano per il capo? Noi siamo utili all'uomo così. Tante altre cose, di ferro come noi, sono utili in un altro modo. Pensa al ferro di cavallo che tutto il giorno batte sulla strada. E all'aratro che si affonda nella terra; e quanta ne solleva... 
Ma il chiodo presuntuoso aveva già preso la sua decisione, e non volle sentir ragioni.
Vi verrà da ridere sapendo che il primo usato fu proprio lui. Avrebbe dovuto sostenere un quadro. Il padrone tentò di piantarlo nel muro, ma il chiodo non voleva saperne. Ogni volta che il martello stava per calare sulla sua testa, lui scivolava dalle dita dell'uomo.
Questi, allora, perse la pazienza e lo gettò dalla finestra.
Il chiodo andò a finire in un ruscello poco distante dalla casa. Sul fondo luccicava come un diamante. I pesciolini gli facevano cerchio intorno per ammirarlo. Il chiodo sì sentiva proprio soddisfatto. Ma la festa non, durò a lungo.
Ben presto un manto di ruggine lo avvolse. E la terra trasportata dall'acqua lo coprì tutto. E fu la sua tomba.

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