Racconto di primavera
La rosa orgogliosa
Non so capire perché io, che sono la regina dei fiori, devo avere dei vicini tanto miseri - disse con aria superba una rosa rivolgendosi ad una farfalla che si dondolava su uno stelo lì presso. I « miseri » vicini fecero finta di non aver inteso quelle superbe parole.
Erano dei graziosi, se pur modesti, fiori di fagiuolo e non osarono replicare.
La farfalla, a cui i fiorellini somigliavano, ribatté:
È vero che tu sei la regina dei fiori, e sei infatti bellissima con i tuoi petali morbidi come la seta e la corolla profumata; però quando sarai appassita, che cosa resterà di te?
Resterà il ricordo della mia bellezza e del mio profumo. - ribatté l'orgogliosa - E non vorrai dirmi che di quei fiori li resterà qualcosa di meglio...
Ma certo! - intervenne un grosso calabrone -Di quei fiori resteranno i frutti.
Intanto i fiori del fagiuolo, che avevano ascoltato il colloquio, ripresero animo, e uno di essi disse, rivolgendosi alla rosa:
Forse tu parli in tal modo perché non sai quale misterioso lavoro si svolge dentro il terreno per darci la vita.
Pensa che il seme, messo nella terra, nutre la nuova piantina fino a darle tutto sé stesso: man mano che questa cresce, succhiandogli la vita, esso avvizzisce e, infine, muore. Poi la piantina fiorirà e nasceranno i frutti che contengono altri semi, e cosi via via, in un giro eterno e benefico.
Quante storie... borbottò la rosa, ma si capiva che non sapeva che cosa ribattere a quel giudizioso discorso.
In ogni, modo - disse di nuovo il calabrone che le faceva un po' la corte - a te la. tua bellezza, a quei fiorellini la loro modestia e la loro utilità. Tutti abbiamo una nostra
parte nella vita... -.E con queste sagge parole si lanciò a capofitto nel cuore del fiore.
