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Racconto di M. Spano
Marzo irrequieto

Tre erano i figlioli della Primavera: Marzo, Aprile, Maggio.
A questi tre ragazzi la Primavera delegava, per un mese ciascuno, il governo dei venti e, quando le cose erano nelle mani di Marzo, la prima a tremare era la madre.
Delle cose del cielo in quel mese non se ne capiva nulla: ora il cielo scottava come di giugno ora una tramontana, gelata scendeva dai monti e faceva rabbrividire i germogli; ora il cielo si copriva di nubi come di gennaio e quel pazzo monello, dopo aver raccolto sulle montagne burrasche di neve e di tempesta, le scaqiiava per la campaqna facendo strage di fiori e di gemme.
Un giorno sua madre gli disse:
Senti, Marzollno mio, tu sai: in tutto l'inverno ho accumulato un subisso di nuvole sporche che ora vorrei lavare.
Ti prego di farmi qua lche giorno di buon tempo, con un bel sole forte, perché voglio fare un bucato di tutto ed ascìugarlo il più rapidamente possibile.
Marzo, naturalmente, si diede a rassicurare compiutamente Ia madre e l'indomani la Primavera, in g'ran faccende,
a mezzoqiorno aveva già steso al sole, che splendeva magnifico in cielo, una gran quantità di panni candidi.
Tutto andava per il meglio, quando Marzo, affacciatosi ad un angolo dell'orizzonte, vedendo quel candido bucato disteso sui monti e la mamma tutta intenta a sciabordare nelle acque profonde, fu preso da uno di quegli irresistibili impeti di monelleria che sono
il me
glio e il peggio del suo carattere.
Che bella cosa - disse tra sé - portare un po' in giro tutto quel bucato!
Mia madre è tanto, tanto carina quando corre qua e là, coi caoellì in aria, a raccattare i suoi panni!
Detto fatto, apre l'otre dei venti ed ecco un furioso maestrale mettersi a correre c'ome un matto verso la pianura.
Solleva nuvole dl polvere, scavezza ramoscelli, sbatacchia rabbiosamente le chiome degli alberi e finalmente si precipita sul bucato: lenzuoli, tovaglie, camicie, tutto all'aria! Qualche Ienzuolo si straccia sui cespuqti della montagna, altri vengono sollevati e trasportati a precipizio nell'azzurro e sul mare: il cielo è tutto pieno di stracci variopinti, sbattuti qua e là dalla furia del vento. 
La povera Primavera, disperata, coi capelli all'aria, corre per i campi cercando di agguantare a volo quei panni 
volanti, e grida e chiama e si aggrappa agli alberi per non essere sbattuta via anche lei dalla tempesta. 
E intanto uno squillo di risa argentine risuona per l,e campagne: ridono rombando gli alberi dei boschi, ridono le fontane, e ride pazzamente Marzo, con i grandi occhi azzurri spalancati dietro le cime dei monti. 

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