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Racconti di PrimaveraRacconto di Giuseppe Fanciulli
Il palo parlante
Cecco e Lello si erano fermati per la strada maestra, con un orecchio appoggiato al palo del telegrafo. Che cosa senti? - chiese Cecco.
lo sento fare: zu, zu, zu -rispose Lello.
Sono le parole che vanno da una città all'altra - spiegò Cecco. - Camminano sul filo.
E i ragazzi ascoltarono ancora attentamente.
Però - osservò Lello dopo un momento - non si intende nulla. Che cosa diranno?
Questo non si può sapere... - rispose Cecco. - Lo sanno solamente dove il telegramma va a finire. Piuttosto, facciamo il  telegrafo fra noi. Tu vai a quell'altro palo, io rimango a questo; e poi parliamo insieme. Lello approvò e corse al palo vicino.
I due ragazzi si vedevano appena fra loro, nascosti dalla siepe; così credevano di essere ancora più lontani. Primo a parlare fu Cecco. Con la bocca contro il palo, disse:
Buona sera, Lello. Come stai?
Ma non ebbe risposta. Ripete urlando:
Buona sera, Lello. Come stai?
Silenzio più di prima. Allora Cecco perse la pazienza e corse a vedere come mai le sue parole non arrivavano a destinazione.
Alzò gli occhi e vide Lello appollaiato su un ciliegio dall'altra parte della siepe.
E continuò a mangiar ciliege mentre aspettava l'amico.
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