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Racconti Primavera

Racconto di Giuseppe Fanciulli
Allegria

Nel vecchio paese di Nonlosò viveva un ciabattino che lavorava e cantava tutto il giorno.
Quando era più giovane, avrebbe voluto fare tutt'altro mestiere: per esempio l'artista di teatro o lo scrivano, perchè aveva una bella scrittura.
Ma il padre, il nonno, il bisnonno erano stati ciabattini, e anche lui si trovò a sedere davanti al bischetto.
Da ragazzo aveva osservato che suo padre era spesso taciturno, di malumore, imprecava al mestieraccio dalla mattina alla sera: tanto che poi morì di mal di fegato.
Allora Bistino (così si chiamava il giovane ciabattino) per evitare quella triste vita e quella brutta fine, decise di lavorare sempre con allegria e con impegno.
A una scarpetta scalcagnata metteva un tacco nuovo, come se tirasse su un monumento; cuciva una toppa a una tomaia, come se avesse da incastonare nell'oro una gemma.
Batteva il cuoio e cantava; tirava gli spaghi e cantava; intascava quei pochi soldi e cantava.
Per cinquanta chilometri all'intorno, si sapeva che Bistino era l'uomo più allegro e paziente di Nonlosò, e di molti altri paesi.
Ora, una volta, si fermò dinanzi alla botteguccia una carrozza a quattro cavalli, e da quella discese una signora vestita di seta azzurra, che somigliava tutta alla Primavera.
Voglio un paio di pantofole azzurre, e questa è la stoffa - disse la signora a Bistino. - Potete farle?
Le pantofole sono quasi ciabatte e Bistino si poteva impegnare.
Volentieri, signora.
Badate, però, che i miei piedi sono esigenti: vi faranno perdere la pazienza e il buon umore.
Bistino sorrise, e prese la misura di quel piedino piccino piccino, cantarellando.
Una settimana dopo, la carrozza a quattro cavalli si fermò nuovamente davanti alla bottega.
Sono pronte le pantofole?
Eccole qui.
Erano due amori: ma i piedi della signora che assomigliava alla Primavera ci guazzavano dentro.
Avete sbagliato le misure! - esclamò la signora facendo volare una delle pantofole.
Sarà il male di ricominciare... - disse semplicemente Bistino. E cantarellando riprese la misura.
Passa un'altra settimana e si fa un'altra prova.
Ma non ci entro, non ci entro, ahi, ahi ! - strillò la signora e fece volare quell'altra pantofola.
Non è possibile che io abbia ancora sbagliato le misure! - esclamò Bistino. - Siete voi che avete
sbagliato i piedi.
E a quest'idea rideva come un matto.
La settimana dopo, la pantofola destra era stretta e quella di sinistra larga; dopo sette giorni fu il viceversa; poi tornarono ad essere tutt'e due strette, tutte due larghe, una larga e una stretta...
C'era da perdere la testa.
Bistino, invece, perdeva tutte le altre ordinazioni.
Non metteva più un tacco, nè una toppa.
A tutti rispondeva: - Non posso, devo fare un paio di pantofole di seta celeste.
I suoi risparmi si consumarono a poco a poco.
Se fosse andato avanti così, avrebbe dovuto mangiare i vecchi ritagli di cuoio.
Ma ancora lo sentivano cantare dalla mattina alla sera; e ormai, quando arrivava la carrozza, davanti alla bottega vi era tutta la gente di Nonlosò.
Un giorno la signora vestita di azzurro si era messa dei fiocchi gialli e somigliava all'Estate.
Vediamo oggi - disse.
I suoi piedini piccini piccini entrarono nelle pantofole e vi rimasero come dipinti! Fu un grido generale.
La vostra pazienza e il vostro buon umore meritano alla fine una ricompensa - disse la signora.
Entrarono quattro staffieri e lasciarono lì quattro sacchi d'oro.
Poi carrozza e cavalli sparirono.
Era una Fata! - dissero tutti.
Ora che Bistino era ricco, poteva levarsi la voglia di fare l'artista o lo scrivano. Ma invece preferì rimanere al bischetto, come il suo babbo, il suo nonno e il suo bisnonno.
Cantava più allegro di prima: e ogni tanto gettava una manciata di monete d'oro ai poveri che passavano per la strada di Nonlosò.

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