
Racconto di Mimì Menicucci
Il primo volo
Erano cinque. Nudi nudi, tutti becco e voce, ma riempivano un nido e il cuore di una mamma. Era un nido fatto fuscello per fuscello, sotto una tegola rossa, era una mamma che girava tutto il giorno per trovare di che saziare quei cinque becchi sempre spalancati; ma quando tornava, che festa, che gridi, che fame!
La sera, quando il sole faceva scivolare i suoi raggi tiepidi sotto i pini a dorare i prati tutti sonori d'insetti, quando gli uccelli
cercavano sugli alberi un posticino comodo per dormire, fra un bisbiglio e un gran sussurrare sugli avvenimenti della giornata, allora i cinque passerottini, sazi e felici, si rifugiavano sotto le ali della mammina e là, al calduccio, prima di addormentarsi, volevano sapere del mondo grande, del mondo bello che essi ignoravano, stretti com' erano dal cerchio della tegola rossa.
« Mammina, che cos'è quel chiaro che si vede di qui? ».
« Mammina, che cos'è quello che ci scalda e non si vede? ».
« Mammina, che cos'è che odora così forte e così buono? ».
E la mamma raccontava e diceva del cielo azzurro grande grande da non finir mai, e del sole d'oro che manda i suoi raggi a scaldare e a illuminare la terra, diceva dei fiori che a migliaia schiudono le loro corolle nei prati verdi e nei giardini variopinti, parlava dei campi arati, pieni di certi semi dorati e squisiti.
E i piccini stavano a sentire con gli occhietti rotondi e spalancati, simili a margheritine nere, finchè il sonno non li prendeva
all'improvviso e la mamma se li raccoglieva tutti sotto il cuore, dove stavano buoni buoni finchè l'alito fresco del mattino non li veniva a svegliare ...
Erano felici quei passerottini, ma un giorno il più grandicello sentì, dentro, una smania che non lo faceva esser contento. Tentò
d'affacciarsi al nido, ma non scorse che quel foro in fondo al quale scintillava la gran fetta d'azzurro. E alla mammina che lo guardava un po' preoccupata, fece, alfine, la grande domanda: «Mamma, m'insegni a volare? ».
Alla mammina si strinse il cuore. Era giunto il momento temuto e desiderato insieme. Aveva sognato, chissà, che i suoi piccini rimanessero sempre così, tiepidi e morbidi sotto il suo cuore e, invece, ecco che già tendevano le ali nel desiderio del primo volo.
Finse di non sentire e riempì i beccucci di buone cose perchè tacessero. Ma il giorno dopo, al ritorno di un giro più lungo, ne vide
quattro appollaiati sull'orlo del nido, quattro palline bige messe in fila. Il quinto no; era il più piccino ed era rimasto al calduccio.
«Mammina, vogliamo volare! » cinguettarono tutti insieme appena la videro. Ma la mammina, gridò, rimproverò, minacciò
chissà quanti pericoli, e tre di essi, intimoriti, si lasciarono ruzzolare el nido, accanto al fratellino. Ma uno, il più ardito, il più bello.
ripetè con voce petulante: « Mammina, voglio volare! ».
La mamma lo guardò, intimorita e orgogliosa insieme per quel figlioletto audace, poi domandò: « Non hai paura? ».
« No » rispose il piccino « se tu mi stai vicina ».
« Le ali ti reggeranno? ».
« Guarda» e il passerottino distese le ali già tutte impennate che parevano due ventaglietti d'argento.
« E allora, piccino mio, coraggio! Tanto prima o poi, dovrai pure staccarti dal nido.
Il passerottino, felice, si sporse sull'orlo del tetto e guardò in giù, nel grande mondo ignoto. Com'era bello! C'era un giardino
tutto fiorito, c'era un albero pieno di fruscii e poi una cosa azzurra grande grande che, a sprofondar visi dentro, chissà che felicità!
E mentre guardava, un miracolo nuovo apparve all'orizzonte: una gran palla tutta d'oro che saliva lenta lenta, e tutto sembrava
immergersi in un tepore luminoso entro cui danzava un pulviscolo d'oro pieno di barbagli.
« Oh, mammina, che cos'è quello? » gridò il passerottino pieno di stupore e di felicità.
« E' il sole, piccino mio, il sole d'oro che ci dà la vita ... ».
« E lo potrò raggiungere, volando? ».
« Chissà », rispose la mammina, « prova ... ».
E l'uccellino, tutto ansioso di raggiungere quella gran cosa d'oro, si lanciò, tentennò un poco, tese le ali e volò, volò nell'azzurro, pieno di felicità, di orgoglio, di paura.
Ad un tratto si udì un sibilo lieve, un fruscio, e un sasso, lanciato da una fionda, colpì l'uccellino sotto il cuore.
Senza un grido precipitò fra i cespugli.
