
La storia del cuculo
di Mimì Menicucci
C'era un giovane cuculo in un bosco, che, a primavera, faceva sentire la sua voce: cu cu cu! E a quella voce gli uccellini si rallegravano perchè voleva dire che era finita la brutta stagione.
Il cuculo prese moglie e, insieme, pensarono di metter su famiglia.
«C'è un guaio, però », disse la moglie dei cuculo. « lo le uova le so fare ma non le so covare ».
«E' un guaio davvero" rispose il giovane cuculo. « Eppure la nostra famiglia deve prosperare come quella degli altri uccelli.
Come si fa? »,
Mamma Cucula pensò un po' con la testa sotto l'ala, poi disse: «Lascia fare a me, queste non son cose da maschi ».
Fece l'uovo, poi lo prese nel becco che aveva largo e capace, e volò sul castagno. Sapeva che la cincia aveva fatto il nido nell'incavo di un ramo e, infatti, il nido era lì, pieno di uova che pareva quasi impossibile che la cincia ne avesse fatte tante.
Nel nido non c'era nessuno; i due genitori erano andati a far colazione.
Mamma Cucula depositò il suo uovo in mezzo a quelli della Cincia e se ne tornò via soddisfatta.
« Com'è andata» chiese il cuculo al suo ritorno.
« Benone! Il nostro piccino avrà una culla da re ».
La Cincia tornò e non si accorse di nulla. Ne aveva venti di uova e invece furono ventuno e li covò tutti con lo stesso amore e lo stesso calore.
Dopo qualche giorno i gusci si ruppero e le piccole cincie misero fuori il capino.
« Ce n'è una più grossa» disse fra sè mamma Cincia passandole in rivista.
« Quasi non sembra della nostra famiglia ».
Ma imboccò anche il forestiero che aveva fame per dieci. E la povera Cincia, su e giù, su e giù, non si fermava mai e la sera era stanca da non poterne più. Aveva portato al nido migliaia d'insetti.
« Sono in pensiero» disse un giorno, al marito. « C'è quello grosso che mangia e cresce tanto, che, presto, nel nido, gli altri non c'entreranno più. E poi, è così prepotente che vorrebbe tutto per sè, Ma guarda che razza d'uccello è venuto fuori »,
Quell'uccello era figlio del cuculo e, come la mamma era sfaccendata, così il figlio era prepotente, tanto che un giorno, mentre la cincia era fuori a cercar cibo, si prese a una a una le piccole cincie sul dorso e le buttò di sotto.
Quando la Cincia tornò, si sentirono fin da lontano le sue grida di disperazione. Cercò i suoi figliolini, ma qualcuno era morto, qualche altro ferito, pochi si erano salvati sotto un cespuglio e ora la chiamavano angosciosamente.
«Figliolini miei, che cosa è' successo?» gridava mamma Cincia.
« E' stato quello lassù, il fratellino grosso! » rispondevano quelli e intanto, il fratellino grosso e prepotente, rimasto ormai solo nel nido, chiamava, chiamava mamma Cincia che lo venisse a sfamare.
E mamma Cincia, pur con tanto dolore nel cuore, non ebbe il coraggio di lasciar morire quel cattivo figliuolo adottivo e andò anche da lui e gli portò il cibo e lo sfamò, mentre il suo cuore piangeva, piangeva ...
Questa è la storia del cuculo, di tutti i cuculi del bosco che non sono buoni a covare le loro uova e le lasciano qua e là nei nidi degli altri uccelli ...
