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Racconto di Giovannino Guareschi
La nostra infinita piccolezza

«Il fatto è che noi tutti pensiamo al Natale come a un giorno fuori dal calendario.
Come a un giorno fuori dal tempo. Natale è per noi tutti come un punto d'arrivo. E il nostro sogno è di arrancare tutto l'anno per poi arrivare a fermarci un po'. Come se, per quel giorno, il 
tempo dovesse fermarsi.
E invece non ci si può fermare mai, perché il tempo non si ferma.
Basterebbe un minuto solo di sosta: ma questo non è concesso né ai vivi né ai morti perché l'eternità è un cerchio chiuso che incomincia sempre e non finisce mai. E qualcosa che continua senza aver mai cominciato e senza mai poter finire.
E inconsciamente noi pensiamo a questo, quando arriva il Natale: e cerchiamo di spiegare la nostra immensa angoscia con banali motivi. Ma il fatto è che noi, in quel giorno, ci affacciamo per un istante sull'abisso dell'infinito e l'ammirazione per la grandezza di Dio non basta per noi uomini di non sufficiente fede a farci dimenticare 
la nostra infinita piccolezza.»

(Considerazioni del signor Morlai in Il decimo clandestino, «Un pranzo da signori».)

Il Presepe smontabile
«10 dicembre. Neve. Ho trentacinque anni ma ricordo che ne ho avuti otto e, rimboccati i baffi, mi costruisco un piccolo Presepe di cartone. Lo faccio smontabile. Non si sa mai.»
«Grande Diario», inedito, Lager di Beniaminowo -1943.)

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