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Breve racconto di Gabriele D'Annunzio
Ultime partenze  

Tutti i nidi erano abbandonati, vacui, esanimi.
Qualcuno era infranto e sugli avanzi della creta tremolava qualche piuma esile. L'ultimo stormo era adunato sul tetto lungo le gronde, ed aspettava ancora qualche compagna dispersa. Le migratrici stavano in fila sull'orlo del canale; talune rivolte col becco, altre col dorso per modo che le piccole code forcute ed i piccoli petti candidi si alternavano.
E , così aspettando, gittavano nell'aria alcuni richiami.
E di tratto in tratto, a due, a tre, giungevano le compagne in ritardo.
E s'approssimava l'ora della dipartita.
Un'occhiata di sole languida scendeva sulla casa chiusa, sui nidi deserti.
Nulla era più triste di quelle esili piume morte che qua e là trattenute dalla creta, tremolavano.
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