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Racconto sui mesi dell'anno
La diligenza dei dodici mesi


Natale, Stella di Natale,Poesie di Natale

C'era un freddo secco, pungente: la neve scricchiolava sottopiedi, tutto il cielo risplendeva di stelle.
Una diligenza si arrestò alla porta della città, e i viaggiatori si presentarono alla dogana. «lo mi chiamo Gennaio », disse il primo: era rosso in viso e lieto, con una bella barba bianca. «Buon Anno a voi!
Venite da me domani: avrete un bel regalo, dopodiché faremo festa: io amo le feste, le mance e i doni, e per questo molti sperano in me: buona fortuna a tutti voi! ». Il secondo viaggiatore pareva un buontempone,
e per bagaglio aveva un grosso barile: « Quando c'è questo », diceva, «non c'è pericolo che manchi l'allegria. Voglio che il prossimo si diverta e mi piace divertirmi anch'io, visto che ho poco tempo da vivere: solo ventotto giorni. Ma non m'importa: evviva!». «Non faccia chiasso, per favore », disse il doganiere.
« Badi come parla », gridò il viaggiatore. « lo sono il Principe Carnevale, e viaggio in incognito col nome di Febbraio! ».
Scese allora il terzo viaggiatore. Era magro quanto la quaresima, poverino, ma si dava un sacco di arie, forse perché era astrologo e sapeva predire il tempo: portava all'occhiello un mazzolino di violette, piccole piccole e pallidine. « Ehilà, professor Marzo! » gridò il viaggiatore ch' era sceso dopo di lui. « Di là c'è uno scatolone per te, credo che sia un uovo di Pasqua!». Però non era vero niente: il quarto viaggiatore era un gran burlone, ecco tutto: chi sia, voi già l'immaginate..
Costui portava a spasso una mezza dozzina di pesci in carta d'argento: il suo nome era Aprile.
Era un tipo strano: un po' si comportava da allegrone, come v'ho detto, ma poi si metteva a piangere senza una ragione al mondo: un po' sole, e un po' pioggia. « In questa valigia», diceva, « ho i miei vestiti d'estate: ma non sono tanto sciocco da mettermeli, cara gente... Una bella sciarpa di lana, ecco quel che mi ci vuole, ma più di tutto un buon ombrello: l'ho inventato io, l'ombrello! ».
Dopo di lui, scese una ragazza. Si chiamava Maggio, e aveva un vestito leggero, verde pastello, con le maniche corte: al braccio, però, portava un impermeabile. Maggio aveva nei capelli un mazzolin di fiori: come le stava bene, e com'era carina! « Dio vi benedica », disse al doganiere; e poi si mise a cantare a mezza voce: era molto brava, più quanto non avesse molta scuola: usava cantare per suo piacere, confessò, mentre andava a spasso nei boschi al tempo di primavera.
« Fate largo alla signora Giugno! », disse l'uomo della diligenza. Era costei una giovane dama, bella e un po' altera. Era molto ricca, e dava una gran festa nel giorno più lungo dell'anno, in modo che gli ospiti potessero gustare tutti i piatti della sua fornitissima tavola. Da vera gentildonna, aveva una carrozza tutta sua; ma viaggiava in diligenza con gli altri, perché non dicessero che si dava delle arie.
Usava il ventaglio con gran distinzione: aveva con sé un fratello minore.
Costui era un giovanotto grassottello, in abito estivo e con un gran cappello di panama. Bagaglio ne aveva pochino, in tutto e per tutto un paio di mutandine da bagno, che certo non gli erano d'ingombro.
Appena arrivato andò a sedersi in poltrona, e si tolse la giubba senza nemmeno chieder permesso alle signore; rimasto in maniche di camicia trasse un fazzolettone e se lo annodò intorno al collo: infatti, sudava assai, nonostante il freddo.
Mamma Agosto vendeva frutta all'ingrosso, ed era proprietaria di molti ettari di terreno. Grassoccia
com'era e per giunta sempre accaldata, sapeva lavorar con le sue mani, quanto e più dei contadini;
lei stessa andava nei campi, a mezzogiorno, per mescere ai lavoratori il vino fresco. « Ti guadagnerai il
pane col sudore della fronte », usava dire: « è scritto nel Libro Sacro. Le scampagnate, i balli, le gite
vengono dopo, tienilo a mente! ».
Dopo di lei, scese dalla diligenza un noto pittore, Settembre di nome. Tutti lo conoscono, ma i boschi più di ogni altro: sotto il suo pennello le foglie cambiano colore, si tingono di paonazzo e di terra di Siena, che sono i toni che il Professor Settembre predilige.
Lui dipinge sul tralcio i grappoli d'uva, e prima di andarsene spreme nel suo boccale il vino nuovo.
Quando se ne va, a braccetto con le Vacanze, tutti i ragazzi lo rimpiangono!
Lo seguiva un anziano gentiluomo di campagna, il Conte Ottobre, robusto nella persona e ben portante. Ottobre è sempre molto occupato con le sue terre; ma ha la passione della caccia: se ne esce al mattino col suo cane e col fucile, e camminando per i boschi riempie il suo carniere di noci e di castagne.
Se sia un abile tiratore non so, ma a sentir lui non c'è chi lo superi.
Può darsi che le sballi un po' grosse, da buon cacciatore!
L'undicesimo viaggiatore tossiva da far pietà: parola mia, non ho mai incontrato nessuno più raffreddato di lui! In altri tempi era assai impegnato a fornir legna per i camini e le stufe: ora, col diffondersi del
riscaldamento centrale, un po' meno.
Lui naturalmente se ne lamentava, tra uno sternuto e l'altro.
Novembre cosi si chiamava - mi parve un buon diavolaccio, ma un tipo allegro no di certo; intorno a sé aveva un alone di nebbia!
Finalmente la diligenza sbarcò l'ultimo viaggiatore, il vecchio Nonno Dicembre.
Aveva in mano lo scaldino e pareva tutto infreddolito; ma gli occhi gli brillavano come due stelle e recava in mano un vasetto con un minuscolo abete. « Crescerò quest'abete », disse, « perché il prossimo Natale tocchi con la vetta il soffitto, e l'angelo di carta che sta sulla cima voli giu, e vi si accosti all'orecchio per darvi la Buona Novella: arrivederci, e siate buoni!

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