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Gulliver
Racconto d'avventura di J Swift

Gulliver a Lilliput

Il protagonista di questo brano, Gulliver, è i! medico di bordo di una nave. Dopo varie avventure, in seguito a un naufragio giunge finalmente
su un isola abitata da esseri molto, molto strani...

Ecco il suo racconto, narrato in prima persona.
Il 5 novembre, in una giornata di foschia, i marinai scorsero uno scoglio verso il quale ci sospingeva il vento: la nave si spaccò in due.
Nuotai affidandomi alla fortuna e,
sospinto dalla corrente, arrivai esausto sulla spiaggia.
Mi inoltrai nell'isola per circa mezzo miglio e infine mi lasciai cadere sfinito sull'erba. Mi addormentai e, quando finalmente mi risvegliai, cercai di alzarmi, ma le mie braccia, le gambe e anche i capelli erano legati a terra. Sentivo un rumore confuso ma, non riuscendo a muovere la testa, non, vedevo altro che il sole. Sentii qualcosa di vivo che si muoveva sulla mia gamba sinistra, poi saliva sul petto, fino ad arrivarmi al mento.
Si trattava di un minuscolo
essere umano, alto non più di quindici centimetri, con arco e frecce, e una faretra
sulle spalle.
Non era solo, però: una quarantina di creature simili lo seguivano. Gridai tanto forte che le creature se la diedero a gambe atterriti e alcuni rimasero feriti saltando a terra dal mio corpo.
Dopo un pò tornarono.
Riunendo tutte le mie forze, riuscii a spezzare una parte delle corde e a liberare un braccio e una parte dei capelli.
Terrorizzati, tutti quegli esserini fuggirono e uno di loro gridò forte:
- tolgo phonac!
Subito un centinaio di  frecce, pungentI come aghi, mi piovvero sulla mano sinistra. Mi misi allora tranquillo, cercando di far capire a quei piccoli esseri che non avevo intenzioni cattive, ma che invece avevo una gran fame.
Il capo ordinò allora di appoggiare al mio corpo delle scale e su queste si arrampicarono un centinaio di quei minuscoli uomini, che portarono verso la mia bocca panieri ricolmi di cibo e fecero rotolare sulla mia mano libera botti di vino. Poco dopo mi addormentai di nuovo.

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