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Stenti ( inserita in una Raccolta edita)
di Domenico Dimase

Arrancano i muli tra i sentieri cangianti di capricciosi tragitti, ancor lontani dalle loro strame, e il cafone arguto li saetta e tira con suo passo impennato da contadino che sfiora il minaccioso declivo, e insidiosa fanghiglia da deboli rigagni ancor scorre per piogge morte che la colorano di ossidiana brunastra che mal s’adatta all’animo suo, corroso già di stenti come taglieri affilati per soma di grani guadagnati ai suoi cari. Seco l’immagine conserva di chi lo attende a calar di pallida luna, tra gole di inchiostro della sera, e salva è l’ombra sua e il suo sudore al mirar le querce protese a vita su passo ove il getto indi s’annulla delle strepeanti acque e appare della fiumara il suo greto…….. Or sì che gli occhi suoi fuggono avanti sul verde delle colline, ove i fumi dei comignoli di sparse case s’innalzano e l’ondeggiar delle cime dei pinastri e gli acanti e i ligustri la vista gli aggradano e lo consolano per la vita che gli uomini sanno opporre a odiosi stenti.