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Pietro_il_Grande
Il cavaliere di Bronzo
-
di Aleksandr Puskin -


Diritto, in riva al fiume desolato,


stava Egli, da pensier grandi agitato
e spingeva lo sguardo via lontano.
Dinanzi a lui fluiva, largo, il fiume,

ove, solo, vogava un batteI gramo.
Sul margine muscoso e paludoso
poche disperse macchie d'isbe brune,
dimore del misero Finno;
e, intorno, il bosco, ove giammai discese,
un raggio tra il vapor caliginoso:
Egli pensava: «Qui noi lo Svedese
potremo minacciare; qui il destino
vuoI che fondiamo una città a dispetto
del nostro superbioso vicino.
Ha la. natura stessa il luogo eletto
per aprir sull'Europa una finestra
e darci ferma sede in faccia al mare.
Su quest'acque, or deserte, farci festa
inviteremo tuttI glI stendardI;
e molto spazio avrem per banchettare ».
Cent'anni son passati e, ai nostri sguardi,
meraviglia del Nord, ricca ed illustre,
dall'ombra delle selve e dal palustre
terreno, s'erge la città novella.
Là dove il pescatore finlandese,
triste figliastro di cattiva stella:
lungo le rive spopolate, stese,
nell'onde ignote: le sue vecchie reti,
s'addensan oggi, armoniosi, lieti,
di vita pieni, torri e palazzi;
e, da tutte le parti, da ogni lito,
vedi in folla arrivar navigli amici
agli approdi sontuosi; di granito
si decorò la Nevà; sopra le acque
si distesero i ponti; ogni isoletta
di bei giardini verdi si compiacque.
Città di Pietro, insuperbisci e sta
come la Russia, salda e inviolata!
Pace per sempre abbiano teco i vinti;
per sempre siano nel cuore delle turbe
finniche l'odio ed il ricordo estinti
della lor vecchia schiavitù; né turbi
di Pietro jl sonno vana inimistà!

 


Nell'ottobre del 1724 Pietro, il .Grande Padre della Patria Imperatore di tutte le Russie, navigando alle foci della Neva, vide una nave da guerra che, travolta dalla tempesta, stava affondando.
Egli si gettò tra i flutti e riuscì a salvare numerosi naufraghi, ma l'infreddatura conseguita al suo gesto di coraggio lo condusse dopo breve tempo alla morte.
Si spegneva così, per un atto di solidarietà umana compiuto in nome del dovere, un sovrano che
campeggia nella storia per la grandiosità dei suoi disegni e della sua azione politica, non meno che per la durezza e l'inflessibilità con cui li portò a compimento.
Egli, con le sue imprese militari e con una drastica politica di riforme, si sforzò di condurre il suo paese, arretrato di secoli, alla pari con l'Occidente e ad un livello di potenza inimmaginabile prima del suo avvento.
La fondazione di Pietroburgo (oggi Leningrado), che fu definita « la finestra della
Russia
sull'Europa », divenuta nel 1715 capitale dell'Impero, fu quasi il simbolo concreto della tenace volontà rinnovatricé dello Zar e della sua gloria.

Ma sulla sua figura gravano pesanti anche le ombre: i suoi metodi spietati, la furia con cui travolse chiunque si opponesse ai suoi disegni, il terrore che riusciva a incutere fanno intravedere in lui un animo ancora quasi barbarico.
Un episodio all'apparenza quasi comico, ma in realtà assai significativo, è caratteristico della sua personalità: « All'indomani del ritorno a Mosca, durante il primo ricevimento degli alti dignitari dello Stato, Pietro con le forbici in mano si mise a tagliare le barbe di lutti i presenti.
Tal fatto, per quanto insignificante in sostanza, produsse una forte impressione sul popolo, dato che la Russia moscovita aveva sempre conferito alla barba, come attributo dell'immagine di Dio, una venerazione quasi religiosa.
I patriarchi Ciovacchino ed Adriano avevano sempre condannato l'abitudine degli stranieri di radersi la barba, sostenendo che all'ora del giudizio finale i santi si presenteranno con facce ornate di barba, mentre gli eretici vi figureranno rasi.
Secondo il loro giudizio l'abitudine di radersi la barba era propria degli eretici e rendeva l'uomo simile al gatto o al cane: quindi deve essere assolutamente condannata.
Ciò non di meno, Pietro trionfò completamente di questo sacro costume.
Ad un trattenimento serale dato poco dopo tutti i dignitari si presentarono con facce rase»
Ma un altro episodio, tragico e fosco, mette in evidenza la spietatezza dell'uomo: egli non esitò a far condannare a morte il figlio Alessio, a lui notoriamente awerso, il quale si spense in carcere a seguito delle atroci sevizie cui fu sottoposto durante gli interrogatori.
Il poeta Aleksàndr Puskin, ispirato dalla maestosa statua equestre eretta nel centro di Pietroburgo in onore del grande Zar, esalta ad un tempo la figura del grande sovrano e la missione di civiltà da lui affidata alla sua città.






Alekandr Puskin poeta e romanziere russo, si fece interprete dello spirito nazionale e fu deportato per le sue idee liberali: Autore di liriche, drammi, racconti, è particolarmente celebre per il romanzo in versi Eugenio Oneghin, il dramma di Boris Godunov, l'ampio racconto storico  La figlia del capitano e il poenetto Poltava.

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