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Poesia di Giacomino Pugliese
La dolce cera piagente

La dolce cera piagente
e gli amorosi sembianti
lo cor m'alegra e la mente,
quanto mi pare davanti.
Sì volontieri la vio

la boca ch'io basciai;
quella cui io amai
ancor l'aspetto e disio.
L'aulente bocca e le menne
e lo petto le cercai,
fra le mie braza la tenne;
basciando mi dimandai:
Messer, se venite agire ,
nom facciate adimoranza ,
ché non n esti  bona usanza
lasciar l'amore e partire.
Allotta ch'eo mi partivi
Madonna, a Dio v'acomando;
la bella guardò ver mivi,
sospirava lagrimando.
Tant'erano li sospire,
c'a pena mi rispondia;
e la dolze donna mia
non mi lassava partire.
lo non fuivi sì lontano,
che lo mio amor v'ubriasse,
e non credo che Tristano
Isaotta tanto amasse.
Quando vegio l'avenente,
infra le donne aparire,
lo cor mi trae di martire
e ralegrami la mente:

È venuta meno l'identificazione con il feudatario Giacomo di Morra, e mancano perciò notizie sulla sua vita. Egli stesso nel suo Canzoniere si chiama «Giacomino», e nei codici vi è l'aggiunta di «pugliese». Ha lasciato otto componimenti lirici, che piacquero molto alla critica romantica.

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