Poesia di Lina Schwarz
Il primo giorno di scuola
Un dì mi ci portarono
e mi lasciaron là,
come un meschino passero
che ancor volar non sa.
Vociavano e ridevano
i bimbi intorno a me;
io cominciai a piangere
senza saper perchè.
Una bimbetta piccola
lenta si avvicinò;
avea una mela ruggine,
disse: “Ne vuoi un po’?”.
E me la diede a mordere
fino che ce ne fu,
poi mi asciugò le lacrime
ed io non piansi più.
Così sono pronta ad invecchiare,
ripromettendomi di farlo
negli eccessi e nelle sciocchezze.
Se l’età adulta
ti ha dato quello che volevi,
la vecchiaia
dev’essere una sorta
di seconda infanzia
in cui torni a giocare,
e non c’è più nessuno
che ti può dire di smettere.
