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Poesie nonsense - poesie limerick
Poesie nonsense, poesie limerck

C'era una signorina di Licarsi
la cui chioma tendeva ad arricciarsi;
s'arricciò su pei rami di un fico
e per tutto l'oceano infinito,
quell'invadente signorina di Licarsi.

C'era un vecchio di Forlì
Che aveva un grosso bove e lo smarrì
Ma dissero: - Non vedi che è salito
Sulla cima di quel fico,
O pestifero vecchio di Forlì?
Edward Lear

C'era un vecchio di Messina
la cui figlia si chiama Opsibina;
portava sulla testa un parrucchino
e cavalcava in groppa a un maialino
con gran diletto di tutta Messina.
 Edward Lear

C'era un vecchio 
Din Din di Rindini
Cui piaceva veder ridere i bambini
Fece un bel libro coi pupazzi
Fin che risero tutti come pazzi
Alle trovate di quel Din di Rindini.
 Edward Lear

C'era una signora di Pozzillo
Il cui mento era a punta di spillo;
Lo fece limare per ore,
Comperò un'arpa d'autore
Ed arpeggiò col mento per Pozzillo.
 Edward Lear
 Il libro dei nonsense

Un signore di nome Filiberto 
amava assistere al caffè concerto 
e al dolce suono di tazze e cucchiaini 
mangiava trombe, tromboni e clarini 
quel musicofilo signor Filiberto.
Gianni Rodari
Le filastrocche del cavallo parlante

Una volta un dottore di Ferrara 
voleva levare le tonsille a una zanzara. 
L'insetto si rivoltò 
e il naso puncicò 
a quel tonsillofico dottore di Ferrara.
Gianni Rodari
Le filastrocche del cavallo parlante

Non mi fermo all'arena di Verona
fintanto che non arrivo alla nona,
allegro ma non troppo
poi a tutto galoppo
sprono a cavallo di una poltrona.

Una grande dama della Val Brembana
scolava tre botti a settimana,
era sempre in cantina
già brilla di mattina,
più che dama pareva damigiana.

C'è una strana donna di Messina
che crede di essere una gallina,
per pranzo un vermetto
la sera fa un'ovetto,
al gallo dice: son la tua sposina.

Un'odalisca d'un harem di Medina
era molto ghiotta di uva sultanina,
il sultano geloso
anche lui un goloso,
fece chiudere persiana e cucina.

In ufficio c'è una certa zitella
che sculetta come in passerella,
con faccia da bertuccia
si schiantò su d'una buccia
e ora sculetta per colpa d'una stampella.

Come disse mio nonno di Saronno
quando andava a pesca di tonno:
metti un amo senza esca
e siediti senza prescia,
invece del tonno prenderai sonno.

Un signore molto piccolo di Como 
una volta salì in cima al Duomo 
e quando fu in cima 
era alto come prima 
quel signore micropiccolo di Como.
Gianni Rodari

È la moglie quella cosa
che per lusso e per vestito
spende il doppio del marito
e si chiama la metà.

C'è un poeta che faccio fatica
A tradurre, che vuoi che ti dica,
Si tiene per savio
Ma è solo un ottavio
Di poeta, e non senza fatica.

C'era un vecchio quadrivio a Novi Ligure
ove ogni notte stazionava un Lèmure
che, non avendo spiccioli da spendere,
le sigarette si faceva accendere
dai nottambuli, rari a Novi Ligure.

C'era un vecchio goloso di Abano
le cui figlie coi Turchi folleggiavano
inventando sempre nuove tecniche erotiche
però mangiando unicamente cotiche:
il che stupiva quel vecchio di Abano.

Dante era molto arrogante.
di parlare coi santi assumeva il diritto.
solo col Padre Eterno è stato un poco zitto.

C'è una festa aziendale al Lingotto
con Agnelli e Cipputi a braccetto.
La sinistra fa il sunto
del successo raggiunto:
ha prevalso per solo una Punto.

C'era un vecchio di Caltagirone
Con la testa non più grande d'un bottone;
Quindi, per farla sembrare più grande,
Comperò una parrucca gigante
E corse su e giù per Caltagirone.

C'era una sarta di Agrigento
che usava fili d'argento
li usava sul tessuto
pur che fosse velluto
quella preziosa sarta d'Agrigento

C'era un tizio di Maretto
che aveva un bel berretto;
lo metteva e lo toglieva
finchè non lo perdeva,
quello sbadato tizio di Maretto

Una signora di Monale
ha un figlio che sta male,
un figlia un po' sorda
che salta la corda
quella sfortunata signora di Monale.

Un anziano signore di Aprilia
correva a cavallo della figlia;
ma un giorno una gamba si spezzò
ed a piedi egli restò
quello schiavista signore di Aprilia.

Un signore di Torino
mangiava un bel panino;
apprezzava molto il pane
e buttava via il salame
quello strano signore di Torino.

Una cuoca di Savona
sbruciacchiava una tortona;
adorava il profumo
che sapeva di fumo,
quella fumigena cuoca di Savona.

Una fachira di Lodi
dormiva sui chiodi;
ma beveva camomilla
per esser più tranquilla
quella nevrastenica fachira di Lodi.

Un subacqueo di Trino
di fiato n'avea pochino;
non andava in immersione,
altrimenti era in pallone,
quello sfiatato subacqueo di Trino.

Sotto un ponte un dì a Vetralla
ho visto un papero stare a galla
saltellando su una zampa
in un pesce lui inciampa,
era un pesce palla che nuotava a farfalla.

Non mi fermo all'arena di Verona
fintanto che non arrivo alla nona,
allegro ma non troppo
poi a tutto galoppo
sprono a cavallo di una poltrona.

Un viaggiatore di Portorotondo
recava con sè un bel mappamondo,
puntava il suo dito
e con fare spedito
il mondo girava da vagabondo.

Ho visto un poeta di Praia a Mare
che su di una barca era a pescare,
ma si aprì una falla
e per stare a galla
smise remare e si mise a rimare.


Una grande dama della Val Brembana
scolava tre botti a settimana,
era sempre in cantina
già brilla di mattina,
più che dama pareva damigiana.


C'è una strana donna di Messina
che crede di essere una gallina,
per pranzo un vermetto
la sera fa un'ovetto,
al gallo dice: son la tua sposina.

Un'odalisca d'un harem di Medina
era molto ghiotta di uva sultanina,
il sultano geloso
anche lui un goloso,
fece chiudere persiana e cucina.

Un frate francescano di Torino
m'ha veduto stamani un santino,
forse è spirito, sì...
ma di cervello fino,
oltre il fioretto mi chiese un fiorino.


Una povera cieca di Sorrento
era ferma ad un semaforo spento,
poichè lei era veggente
girò verso ponente
ma si ritrovò in un vicolo cieco.


In ufficio c'è una certa zitella
che sculetta come in passerella,
con faccia da bertuccia
si schiantò su d'una buccia
e ora sculetta per colpa d'una stampella.

Come disse mio nonno di Saronno
quando andava a pesca di tonno:
metti un amo senza esca
e siediti senza prescia,
invece del tonno prenderai sonno.

Un'anziana signora di Praga. 
Si esprimeva in maniera assai vaga. 
Le chiedevi:  E' un babà? 
Rispondeva:  Chissà! 
Quell'anziana Cassandra di Praga.

Ho conosciuto un tizio di Pescara
a cui piacevan le cosce di zanzara.
Le mangiava fritte a cena
con un bruco e una falena
la cui coda cucinava alla vaccinara.

Prisencolinensinainciusol
di Adriano Celentano 
Prisencoli
nensinalciusol
in de col men selvuan
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
uis de seim cius nau
op de seim ol ualt
men in de
colobos dai
tr... ciak is e
maind beghin de col
bebi stei ye
push yo oh
uis de seim cius nau
op de seim ol
ualt men in de
colobos dai
not is de seim
laikiu de promisdin
iu nau in trabol
lovgial ciu gen
in do camo not clus
no bal for lov
so op giast cam
lau ue cam lov ai
oping to stein
laik cius go mo men
iu bicos tue mer
cold dobrei gorls
oh sandei
ai ai smai sesler
eni els so co
uil piso ai
in de col men seivuan
prisencoli
nensinalciusol
ol
rait
ai ai smals senflecs
eni go for dong
peso ai
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
uel ai sint no ai giv
de sint laik de cius
nobodi gud tim
lev feis go
uis de seim et
seim cius
go no ben
let de cius
end kal for not
de gais giast stei
ai ai smai senflecs
eni go for doing
peso ai
in de col mein
seivuan
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
lu noi sicodor
ah es la bebi
la dal big lour
ai ai smai senflecs
eni go for doing
peso ai
in de col mein
seivuan
prisencoli
nensinalciusol
ol rait
iu nei si not sicodor
ah es la bebi la dal big lour

Poesia nonsense scritta da Lewis Carroll 
Jabberwocky 
Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.
Beware the Jabberwock, my son!
The jaws that bite, the claws that catch!
Beware the Jubjub bird, and shun
The frumious Bandersnatch!
He took his vorpal sword in hand:
Long time the manxome foe he sought
So rested he by the Tumtum tree,
And stood awhile in thought.
And as in uffish thought he stood,
The Jabberwock, with eyes of flame,
Came whiffling through the tulgey wood,
And burbled as it came!
One, two! One, two! And through and through
The vorpal blade went snicker-snack!
He left it dead, and with its head
He went galumphing back.
And hast thou slain the Jabberwock?
Come to my arms, my beamish boy!
O frabjous day! Callooh! Callay!
He chortled in his joy.
'Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

C’era un vecchio di Sorrento
Che si faceva sempre più violento
Finché un giorno a martellate
Conclusero le sue matte scenate
Fracassando quel vecchio di Sorrento
Edward Lear, da Il libro dei nonsense, traduzione di C. Izzo

C’era un vecchio di Trieste
che ad un tratto fu preso dalla peste
ma gli dettero burro a iosa
finché prese a biascicare qualcosa
e guarirono quel vecchio di Trieste
Edward Lear, da Il libro dei nonsense

C'era un vecchio di San Rocco
Il cui naso terminava con un fioccco;
Ma esclamarono: «Perdiana!
Sembra proprio una campana!»
Il che lasciò perplesso quel vecchio di San Rocco.
Edward Lear, da Il libro dei nonsense  traduzione di C. Izzo

C'era un vecchio di Cosenza
che portava una parrucca immensa
tanto che soltanto il naso
e la punta delle scarpe di raso
giravano ammirati per Cosenza
Edward Lear

Tra le filastrocche troviamo girotondi, conte, ninne-nanne, tiritere che si usano per imparare i nomi dei giorni, degli animali, delle dita, la durata dei mesi dell'anno. Ma esiste anche un'altra categoria di filastrocche, un po' particolare, ma molto divertente: i nonsense. Nonsense è una parola inglese che significa assurdità, chiacchiere senza senso, e infatti i nonsense sono filastrocche un po' pazzerelle, in cui le parole sono unite, in base alla rima, non per ottenere un significato, bensì proprio per creare accostamenti del tutto imprevedibili e strani. Anzi, più bizzarri sono gli accostamenti, più i nonsense sono divertenti. Il loro nome è inglese perché pare che sia inglese la loro origine; sono conosciuti anche come limerick, dal nome di una città irlandese che forse, per essere ripetuta spesso nel ritornello di una canzone, è passata ad indicare tutte le filastrocche che sono ricche di ripetizioni.
I nonsense sono formati da cinque versi, uniti a due a due dalla rima baciata, mentre il quinto verso ripete il motivo del primo. Per quanto riguarda le immagini, che sono l'aspetto più importante di questo genere di composizione, nel primo verso si presenta un personaggio, nel secondo un suo comportamento o una sua caratteristica bizzarra, nel terzo e nel quarto si sviluppa questa immagine, mentre il quinto verso conclude riprendendo quanto era già stato detto nel primo, con qualche piccola variazione.
Attenzione, però: tutte le assurdità che si dicono in un nonsense devono essere dette con assoluta naturalezza, come se si trattasse di discorsi del tutto ragionevoli.
Leggendo il nonsense o limerick di Edward Lear:

C'era un vecchio di Livorno
Che mangiava ragni arrosto con contorno;
Li prendeva con tè, pane e burro
Sulla riva del mare verdazzurro,
Quel romantico vecchio di Livorno.

Se contiamo il. numero dei versii e sottolineiamo le rime, potremo ritrovare le caratteristlche che abbiamo descritto qui sopra, Quanto alle immagini, nel primo verso abbiamo
Il vecchio di Livorno, che diventa nel quinto quel romantico vecchio di Livorno nel secondo verso si dice qual e la cosa strana che fa, mentre nel terzo e quarto si spiega dove, quando e come, mescolado con indifferenza elementi assurdi (i ragni arrosto) ed elementi ragionevoli  e inconsuetl (tè, pane e burro), come se si trattasse di accostamenti assolutamente plausibili.

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