Poesia di Rosa Staffiere
A mia madre
Mamma, dolce nome pien d'incanto
ti guardo e me ne faccio vanto
perché tu sei la mamma mia dorata
e farti vorrei, una serenata.
Ma gli strumenti io non so suonare
e nel canto mi pare di stonare,
siediti, madre mia, un momento
dirti voglio il cruccio e il tormento:
tornare vorrei a esser bambina
nel grembo tienimi, mammina,
e ancora dammi sicurezza
e ancora colmami di tenerezza.
Ora che anch'io ho famiglia
mi dolgo se t'ho delusa come figlia
e per farmi perdonare
che del tuo splendore, voglio raccontare.
Ti vedo bambina seria e intenta
a ricamar per far la nonna contenta,
nell'età più bella e odorosa
di spensierata giovinezza sbocciasti come rosa.
Rosa più bella e più altera
mai ci fu, come la mamma mia,
un po' severo era il tuo sguardo
quando ansante fosti al traguardo.
Eri bella mamma, vestita da sposa
e il tuo sposo ti sfogliò come una rosa.
e poi tra bonacce e procelle
mi mettesti al mondo un fratello e sorelle.
Forte come roccia e non cristallo
mai ti ho vista volteggiar nel ballo
sempre vigile eppur modesta
t'ho immagine dipinta nella testa
e darti vorrei notte e dì una carezza
e ricolmarti vorrei di ogni dolcezza.
