Poesia di Adriano Grande
La tua morte sentii come un gran freddo
La tua morte sentii come un gran freddo
che al tronco e ai rami
salga per le radici,
padre che solitario te ne andasti.
Poco pianto versai sulle tue mani.
Mi vidi accanto a te, rigidi entrambi,
misurare l'affanno della terra,
con la saggezza del silenzio, eterna.
Avevan pace, infine, la tua guerra
segreta e il tuo soffrire; e il mio, superbi.
Faticasti, ridesti. Amici ingrati
t'ingannarono e duri
padroni, come a tutti
avviene. La tua donna
sempre non ti comprese.
Non furono i tuoi frutti
quali avrebbe voluto la semenza.
A poco a poco vuota, l'esistenza
t'offese; e non ti spiacque
morire solo.
Da te lontano, più che da nemico,
io, piccoletto arbusto, ti temei
qual minaccioso vento. Poi, cresciuto,
mi sradicai per non viverti accanto.
Quando la vita e il male
ti vinsero, e t'intesi
fidente in me, che chiuso in me portavo
il tuo nascosto orgoglio
di giusto, non ti dissi
quanto t'amavo.
Ora, se giusto è Dio come la morte
è giusta, tu sei là fra i Patriarchi
e il tuo viso è sereno. A me guardando
sorridi; ed io mi fingo
presso di te. Ritornato bambino
A me ti chiamo per giardini e viali
in cerca d'erbe e di farfalle bianche.
Intorno è alcuno che calpesta i prati
per allargar le pietre limitari.
Non lo guardiamo, noi. Ti mostro i rari
colori, le leggiere
forme delle lucertole, dei grilli
dei fiori che ho trovato.
Tu ne riapprendi da tuo figlio i nomi,
stupito di trovare in questo gioco
più verità di quella che hai lasciato.
