Da Piano - sequenza
Si vede ben poco, ma comunque
sempre più di quanto si dovrebbe. agli incroci
e nei sottopassi sconciati da scritte spray
si odono voci fitte di morti. c'è un clamore,
uno schianto repentino. distinguo fra le tante
quella di mia madre e mio padre, nel mattino
incupito e sfatto. mia madre canta, ora, con gola
di soprano, vola sulle note più lunghe,
le fila come zucchero bianco.
mio padre appare all'improvviso, come
non l'ho mai conosciuto, adolescente, con colletto
duro e cravatta, gilè e capelli corti,
ben prima della sua calvizie: e poi mi accorgo,
in un niente (effetto notte repentino)
di avere tra le mani una sua immagine lontana, foto
Nicolò Falzone, Caltanissetta 1911, incollata
su un cartoncino avana, impresso in oro
nell'angolo a sinistra lo stemma della corona
d'Italia, a siglare la sua flemma nervosa
di quindicenne che mi guarda senza saperlo: e la sua voce
ora è quella di un vecchio, fissata dal registratore
un anno circa prima della morte, ansimante,
esitante, un poco timida, già coperta
di cenere e di brace: proprio il mio specchio
verace.
