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Poesia di Silvio Ramat
Linea del cuore

 Tanto in linea di cielo, poco più in linea d'acqua
l'Arno ai miei passi parallelo, l'Arno
navigato con pena finch'è inverno
da uccelli gracili, polari -,
di tanto presumevo allontanato
il solo fra i miei morti che potrebbe descrivermi.
Ma ecco, appena mi chiedo di che strumenti disponga,
per un'altra linea mi raggiunge,
per quella che i chiromanti leggono linea del cuore
e che nella mia mano-anima è il filo
che ricuce le distanze, che mi dice la strada.

La strada, proprio questa? Mi premevano
patemi, nell'imboccarla, misteriose intenzioni:
tracce chiaroscurate per la via Ghibellina
dove l'ombra protende i suoi primi sipari.
L'inverno culla striate primavere,
vi si annulla il gennaio senz'aver detto tutto,
o il suo discorso ripiglia ma sulla linea del cuore
nel bisbiglio di chi mi sfiora ormai, .
lui che trent'anni fa recluso
dalla più alta inferriata spiava,
meglio che io non riesca oggi, l'inverno:
l'inverno farsi e consumarsi - ma anche
il carcere gemmare, se regge la linea del cuore.

Forse poteva intuirlo chi poco o niente parlava:
il figlio destato all'alba, in un folto di stelle fisse
bimbo scortato al parlatorio, ignaro
di che volessero il gelo e la prigione e il padre.
Ma più vuote le mani ora che parlano,
poveri i fogli che stringono.
Poesia labilità, gli basta un'occhiata a capirlo.
Passo nelle sue mani il non-messaggio .
scaldato nelle mie, gli dico:
sbiàncane tutti i segni, fanne un fuoco,
tra inverno e primavera per la stretta più cruda dell'anno.

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