Una festa degli alberi
di Ugo Foscolo
Ieri, giorno di festa, abbiamo con solennità trapiantato i pini delle vicine collinette sul monte rimpetto la chiesa. Mio padre pure tentava di fecondare questo sterile monticello; ma i cipressi ch'esso vi pose non hanno mai potuto allignare, e i pini sono ancor giovinetti.
Assistito io da parecchi lavoratori ho coronato la vetta, - onde casca l'acqua, di cinque pioppi, ombreggiando la costa orientale di un folto boschetto, che sarà il primo salutato dal sole quando splendidamente comparirà dalle cime de' monti.
E ieri a punto il sole più sereno del solito riscaldava l'aria irrigidita dalla nebbia del morente autunno.
Le villanelle vennero sul mezzodì co' loro grembiuli di festa, intrecciando i giuochi e le danze di canzonette e di brindisi. Tale di esse era la sposa novella, tale la figliuola, e tal'altra la innamorata di alcuno dei lavoratori; e tu sai che i nostri contadini sogliono, allorché si trapianta, convertire la fatica in piacere, credendo, per antica tradizione de' loro avi e bisavi, che senza il giòlito de' bicchieri gli alberi non possano mettere salda radice nella terra straniera...
Frattanto io mi vagheggiava nel lontano avvenire un pari giorno di verno, quando canuto mi trarrò passo passo sul mio bastoncello a confortarmi a' raggi del sole, sì caro a' vecchi; salutando, mentre usciranno dalla chiesa, i curvi villani già miei compagni ne' dì che la gioventù rinvigoriva le nostre membra, e compiacendomi delle frutta che, benché tarde, avranno prodotto gli alberi piantati dal padre mio. Conterò allora con fioca Il voce le nostre umili storie a' miei e a' tuoi nepotini, o a quei di Teresa che mi scherzeranno da torno.
E quando le ossa mie fredde donniranno sotto quel boschetto alloramai ricco ed ombroso, forse nelle sere d'estate al patetico sussurrar delle fronde si uniranno i sospiri degli antichi padri della villa, i quali al suono della campana de' morti pregheranno pace allo spirito dell'uomo da bene e raccomanderanno la sua memoria ai lor figli.
E se talvolta lo stanco mietitore verrà a ristorarsi dall'arsura di giugno, esclamerà guardando
la mIa fossa: « Egli, egli innalzò queste fresche ombre ospitali »
Sebbene il linguaggio del brano possa riuscirti alquanto arduo per la sua elevatezza, senti vibrare in ogni sua espressione il vivo entusiasmo per quel rito solenne.
Anche il sole sembra partecipare alla festa, allietando con il sereno tepore del suo raggio, il grigiore del morente autunno, mentre i colori vivaci degli abiti femminili e i brindisi festosi si fondono in mirabile armonia.
Il valore delle piante va oltre il breve spazio concesso alla vita di un uomo: al lieve surrar delle fronde viene affidata la memoria di chi ha voluto piantarle con atto nobile e generoso, giacché l'ombra degli alberi potrà offrire anche ai posteri un dolce ristoro.
