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21 Novembre Festa degli Alberi
La voce degli alberi

Il melo - Sono io che procuro alla gente il saporito frutto ricco di quelle vitamine
che fanno tanto bene specialmente ai bambini. E quante buone marmellate si fanno con i miei frutti.

Il castagno -Nessuno può mettere in dubbio che i miei frutti sono fra i più nutrienti. Sostituiscono perfino il pane per certa povera gente della montagna che non può acquistarlo. E poi, chi non conosce le squisite caldarroste che nei giorni nebbiosi di novebre profumano l'aria?

Il noce - Anch'io porto gioia a grandi e piccini. Quanto sono gustose le mie noci mangiate col pane! E' un fatto: noi alberi da frutto siamo tanto utili e. graditi alla gente. Non siamo come certi alberi che non portano che rami e foglie...

Il pino - Ehi, cosa intendi dire? Alludi forse a noi? Vergognati!

Il noce - Vergognarmi? E perché?

L'abete - Perché se è vero che tu dai alla gente le tue noci, noi diamo ben altro. Siamo o non siamo noi che forniamo il legno per fabbricare i mobili delle case e tanti oggetti necessari?

Il larice - E poi, se non ci fossimo noi, le frane e la neve che scivolano giù dalle cime dei monti formerebbero le valanghe che, con la loro furia, spazzerebbero via le case e rovinerebbero i campi.

L'olivo - Pace, pace, fratelli. Riconoscete di esser tutti utili e fate la pace. Sono io che ve lo
dico: io, che sono il simbolo della pace.

Il pioppo - Del resto, anch'io. pur non producendo frutti, mi sento utile. Infatti, con il mio legno duro si può fare la carta. Ma tu (rivolgendosi al cocco) da dove vieni? Non ti ho mai visto nelle nostre campagne e nei nostri boschi.

Il cocco - lo vengo dalle terre calde dell'Africa, dell'Asia e dell'America.
Sono una pianta provvidenziale. Difatti le mie noci contengono una bevanda bianca che disseta e ristora; dai semi si può estrarre un buon olio; con i gusci delle mie noci si fabbrica una fibra tessile. Insomma, per il viaggiatore dei Paesi caldi io rappresento la vita.

L'olivo - Questa è davvero una novità. Credevo di essere io l'unico produttore di olio. (Poi indicando una specie di fico) E tu da dove vieni? Che cosa ci porti? Mi sembri una pianta di fico, ma non sei un fico come i nostri.

L'albero della gomma - Infatti non sono un fico. Sono l'albero della gomma e posso raggiungere un'altezza di trenta metri. Dalla mia scorza, faccio uscire un liquido prezioso che gli uomini trasformano in gomma e in caucciù. Cresco volentieri specialmente nelle selve del Brasile,
nell'America del Sud.

Il cipresso - Vedo che, se non mi faccio avanti, non mi lasciate parlare. Già, voi siete abituati a vedermi nei cimiteri e quindi mi ritenete buono a poco. Eppure vi par poco vegliare il sonno eterno dei poveri morti? Ma che cosa fa qui, in mezzo a noi, quell'arbusto laggiù che non sembra neppure un vero albero.

Il bambù - Si, è vero, non sono un albero grande come siete voi, ma vi assicuro che sono utilissimo. C'è perfino una leggenda sul mie conto. Si racconta che un giorno gli uomini del lontano Oriente chiesero al Signore di mandar loro una pianta che servisse a tutti gli usi. E il Signore mandò il bambù. Cosi, sono diventato il vero amico dei poveri nei Paesi tropicali. Ad essi fornisco il materiale per costruire la casa, il letto, gli attrezzi da lavoro, gli utensili da cucina e tantissime altre cose.

Il melo - Molto bene, amico bambù. Ma ora sentiamo il banano che non ha ancora fatto sentire la sua voce.

Il banano - Eh, già, vedo bene che mi conoscete tutti, anche se non maturo nei vostri Paesi.
O meglio, conoscete la bontà delle mie banane che, infatti, vengono esportate dalla mia Africa in tutti Paesi d'Europa. Voi, però, vi accontentate di mangiarle cosi, come ve le vende il fruttivendolo,
come un frutto qualsiasi. Per gli indigeni della mia Africa, invece, la banana è uno dei principali alimenti. Essi la mangiano come pietanza, cotta con un po' di sale, oppure fritta nell'olio, oppure ancora trasformata in pane e focaccine. Gli indigeni inoltre utilizzano anche le mie foglie per fame steccati, palizzate, letti e stuoie.

L'abete - Vedo laggiù un albero strano, mai visto nelle nostre foreste. Ci vuoi dire chi sei?

L'albero del vino - Sono l'albero del vino. Già, voi il vino lo fate con i bei grappoli delle vostre uve che pigiate per cavarne il succo. Nell'America Centrale dove vivo io, invece, la vite non alligna.
Pensate che cosa significherebbe la mancanza di una buona bevanda in un Paese dal clima torrido che fa bruciare dalla sete. Dovete convenire che la mia presenza è assai utile. Per ottenere una
buona bevanda frizzante e leggermente alcoolica, basta che gli indigeni mi abbattano e pratichino nel mio tronco un foro che raggiunga il centro. Fatto questo, debbono collocarmi su un cavalletto con il foro voltato verso il basso. Ed ecco che dal mio interno io lascio sgorgare «il vino» che viene raccolto negli appositi recipienti posti sotto.

Il pero - Sei davvero un albero meraviglioso!
Sentiamo ora quello laggiù, tutto nascosto sotto un gran fogliame. Chi sei?

L'albero pagoda - Sono l'albero pagoda e cresco in India. Perché mi chiamo cosi? Ecco: io sono una specie di grassone e posso raggiungere una circonferenza perfino di sei metri, mentre non riesco a superare gli otto metri di altezza. Ma non è questa la mia caratteristica principale.
Il fatto più curioso, e anche più provvidenziale, è rappresentato dai miei rami, che sono numerosi e carichi di foglioline cuoriformi molto dure. Essi si piegano verso terra, in senso verticale, e quando raggiungono il terreno vi si fissano mettendovi a loro volta radici. Pian piano diventano poi essi stessi dei tronchi che, ingrandendo, diventano colonne disposte tutte intorno al tronco paterno.
Ne nasce una vera e propria « colonnata», completamente coperta dal fitto fogliame, che offre
ombra, riparo e perfino abitazione al viandante o all'Indigeno senza tetto.
Mi chiamano albero pagoda perché gli indù credono che il loro dio Visnu sia nato sotto. uno dei miei fratelli. E tu (indicando un albero enorme) chi sei?

La sequoia - Sono la sequoia. Certi mi chiamano anche« albero gigante». Vivo in California, e, per trovarmi, bisogna salire molto in alto.
Per darvi un'idea della mia grandezza, vi dirò che se uno dei miei rami venisse piantato nel terreno, apparirebbe come un albero alto oltre venti metri e con un diametro di due metri e mezzo. Potete quindi figurarvi l'enormità di tutto il mio insieme.
Quando riesco a superare la prima crescita, sono certo di vivere per secoli e di non morire mai di morte naturale. Solo un fulmine potrà essere in grado di schiantarmi. Ma per vedere i miei primi fiori dovrò attendere circa due secoli Il mio legno è tanto resistente da durare in eterno. Perciò viene usato per fame tegole, canali, steccati.

L'olivo - Quali meraviglie ci offre mai la natura!. Come non credere in un Creatore amorevole?

lo, l'olivo, non posso dimenticare che Egli ha scelto proprio «l'Orto degli Olivi» per andarvi a pregare e farvisi arrestare; e che fu proprio sul « Monte degli Olivi» che Egli fu crocifisso.
 Da questi fatti io ho attinto il mio senso sacro; il mio olio, infatti, benedetto il Giovedì santo, serve tutto il resto dell'anno per il battesimo degli adulti, per ungere gli infermi, per confermare nella fede
i battezzati per mezzo della Cresima. Sono perciò il simbolo della pace, dell'amore, della forza, del conforto...

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