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Poesia di Giuseppe Lipparini
L'albero e la primavera
Vedi quell'esile tronco che trema sul
dorso del colle?
Qui nella valle è freddo, è buio: ci
opprime Scirocco
umido, greve; le cose son piene di
farrgo e di nebbia;
guidano i rami di brina, i muri
hanno odore di muffa.
Pure, lassù, non la vedi? là, dietro
quell'albero solo,
s'apre una striscia di cielo, e l'albero
gracile oscilla
verso il turchino, perché lontano,
lontano ha veduto
lungo le prode dei fiumi sopraggiungere
la primavera.
Da questi versi, che inizialmente esprimono sconforto a e miseria, trapela uno squarcio di quell'azzurro che non tarderà a trionfare in breve sul grigiore presente. Quel barbaglio di luce ti fa pensare alla speranza che non deve mai estinguersi, nonostante tutte le amarezze del cuore umano.

Giuseppe Lipparini  (Bologna 1877 - ivi 1951). Discepolo del Carducci, insegnante nelle scuole medie e noto giornalista. Tradusse gli « Epigrammi di Marziale». e scrisse liriche, romanzi e tragedie. Ricordiamo: Canti di Mèlita, Stati d'animo, I quattro fanti, Ermione.

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