
21 novembre Festa degli alberi
La foresta nei suoi vari aspetti
di Eliseo Reclus
La foresta presenta la più gran varietà: accanto agli alberi sviluppati bene, dall'aspetto superbo, dal portamento maestoso, ecco certi gruppi dalle strane forme.
Assai meno vario è l'aspetto dei faggi, ai quali piace di riunirsi in foreste come i castagni. Quasi son dritti come colonne, e l'occhio può spingersi lontano tra i vuoti aperti fra loro. I faggi son lisci, dalla scorza lucida, rivestita di licheni, e solo al piede hanno dei muschi verdi; piccoli ciuffi di foglie ornano qua e là la parte bassa del tronco, ma i rami nascono all'altezza di quindici metri e s'intrecciano da un albero all'altro, formando una volta continua, forata dai raggi del sole. L'aspetto della foresta è severo e tuttavia ospitale; una dolce luce, composta di tutti quei fascetti brillanti e verdi nel riflesso delle foglie, riempie i viali e si mescola alla loro ombra, formando un vago chiaror cenerognolo, non crudo come la luce, ma neppur tenebroso. In questo barlume, si distingue nitidamente tutto ciò che vive al piede dei grandi alberi: gli insetti che strisciano, i fiorellini che dondolano, i funghi ed i muschi che tappezzano il suolo e le radici; ed anche sugli alberi stessi, i licheni bianchi o d'un giallo dorato si mescolano e confondono coi raggi luminosi. A seconda delle stagioni, la foresta di faggi cambia incessantemente d'aspetto. Quando vien l'autunno, il suo fogliame assume diversi colori, tra i quali predominano le sfumature brune e rossastre, e poi appassisce e cade sul suolo, che ricopre con uno spesso a letto di foglie secche, tremolanti al minimo soffio di vento. Non solo la luce del sole penetra liberamente nella foresta fra i rami nudi, ma anche le nevi e le nebbie; il bosco resta silenzioso e triste fino al ritorno della primavera, quando i primi fiori sbocciano accanto alle pozze di neve che comincia a sciogliersi, e le rosse gemme spandono su tutti i rami come una vaga luce d'aurora.
La foresta d'abeti, che cresce alla stessa altezza dei faggi sui declivi montuosi, ma con diversa esposizione, è d'aspetto molto più formidabile e tetro. Sembra nascondere un segreto terribile, e sordi rumori escono dai suoi rami, poi s'estinguono e rinascono ancora come il mormorio lontano dell'onde. Il rumore si propaga soltanto nelle alte ramificazioni, ma in basso tutto è calmo, impassibile, sinistro, ed i rami carichi di nero fogliame s'abbassano quasi al suolo, e si freme' passando sotto queste volte oscure. Quando l'inverno carica di neve i rami robusti, essi non si piegano punto e lasciano cadere sull'erba appena una polvere d'argento. Chi attraversa la foresta, risalendo la montagna,
s'accorge che gli alberi devono lottare sempre di più per mantenere la propria vita nell'aria raffreddata. La loro scorza è più rugosa, il loro tronco meno diritto, i loro rami più nodosi, le loro foglie più dure e meno abbondanti: resistono alle nevi, alle tempeste, al freddo, solo con la protezione reciproca, ma isolati perirebbero; riuniti in foresta, continuano a vivere. Se dal lato della vetta cadono in un punto gli alberi della prima palizzata 9 di difesa, anche i loro vicini sono presto scossi dalla tempesta ed abbattuti. La foresta è come un esercito, con gli alberi in fila, come soldati, sul fronte di battaglia. Più in alto della foresta d'abeti crescono ancora degli alberi, ma invece di drizzarsi verso il cielo, strisciano sul suolo e s'insinuano timidamente nelle anfrattuosità per sfuggire al vento e al freddo. Essi si sviluppano in larghezza, e i rami sinuosi come radici si ripiegano su queste, approfittando del poco calore che ne irraggia.
Per riscaldarsi nelle notti d'inverno, le greggi si stringono egualmente fra loro. Col farsi piccoli, lasciando poca presa alla tempesta ed una breve superficie al freddo, i ginepri della montagna riescono a vivere, e si vedono strisciare perfino presso le cime nevose, centinaia di metri sopra l'abete più ardito nella scalata. Casi anche gli arbusti, come le rose delle Alpi e le èriche, riescono a salire a grande altezza, a causa della forma sferica o a cupola che hanno tutti i rami stretti fra loro, perché il vento sfiora facilmente queste palle vegetali. Ma, più su, devon rinunciare a lottare contro
il freddo, cedendo il posto ai muschi, che si distendono sul suolo, ai licheni che penetrano nella roccia; nata dalla pietra, la vegetazione ritorna alla pietra.
