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bosco

Festa degli alberi 21 novembre
Il bosco

Barberina Vescovini Goldoni

Quel paesino di montagna stendeva le sue case lungo la riva del fiume: oltre al fiume il dorso della montagna era tutto coperto da un fitto e annoso bosco di abeti e di larici.
D'inverno, quando tutto intorno era coperto di neve, quella gran macchia di verde cupo pareva custodire i germi della pri-
mavera; quando appariva la buona stagione, nei rami era un rivivere di aghetti e di frange fresche; tutto un pispiglio di nidi, un palpitar indistinto di vite nuove; dove i rami erano più radi, il sole penetrava con la sua gaia chiarità di oro. D'estate, il refrigerio dell'ombra, del fresco, della pace, fragole e mirtilli, e le soldanelle e le euforbie spuntate e fiorite sul tappeto delle felci; e d'autunno, ciclamini e funghi e legna per il freddo imminente.
Bello per tutti il bosco. I vecchi vi avevano passati ì giorni più lieti della loro infanzia;' coi bambini vi trascorrevano i primi giorni belli della loro vita. Vi erano certe chiare e belle radure di cui i bimbi avevano fatto il campo favorito dei loro giochi sereni; vi erano certi sentieri così stretti che parevano battuti soltanto da piedini infantili.
E li percorrevano infatti i bambini in liete file per andare nel folto a sentire cantare gli uccellini, per assistere ai salti degli scoiattoli da ramo a ramo; per cogliere fragoline puntate e saporosissime. Le donne andavano al bosco nei dì di festa: le giovani a cogliere fiori, le mamme sedute su certi scalini formati dalle radici di vecchi alberi, a riposare un poco, guardando il tetto delle loro case, sull'altra riva del fiume. Gli uomini, la bellezza del bosco la godevano al mattino e alla sera, nelle prime e nelle ultime ore del loro lavoro.
Dentro al bosco il silenzio era solenne, l'intreccio dei rami assomigliava ad una cupola, così che pareva di essere in chiesa. Il bosco era proprietà di tutti. Ogni persona appartenente a quella Comunità vi poteva far legna; ogni capo di famiglia, a seconda del numero dei figli, aveva diritto ad una parte del denaro che si ricavava dalla vendita delle piante che ogni anno venivano abbattute. Su quella riva del fiume c'era anche la segheria.
Un giorno arrivarono tre forestieri e si diressero all'unica osteria del paese; due signori attempati, dall'aspetto di ricca gente di affari, e un giovane che si mostrava verso di loro molto deferente.
Questo giovane disse il suo nome, suscitando nell'oste una viva sorpresa. Era del luogo. Partito qualche anno prima per andare in cerca di fortuna, non avendo più alcun parente stretto, non aveva mai dato notizia di sé: tornava ora per « aprire gli occhi » ai suoi paesanI.
Non era più soltanto l'oste ad ascoltarlo; tutti avevano fatto cerchio intorno a lui: boscaioli e segantini, seduti sulle panche dell'osteria a godersi un'ora di riposo domenicale.
Aveva fatto bene, lui, nella sua giovinezza, a « cambiar aria».
Il Signore, la forza nelle braccia non la dava per impiegarla per tutta la vita ad abbatter piante e ridurle in assi. Denaro, occorreva avere! Col denaro si comperava, si rivendeva, si comperava e si rivendeva di nuovo, aumentando sempre i guadagni. Ci si procuravano comodità, agi, benessere. Povera gente, loro ancora, con la candela di sego, l'acqua alla sorgente e il somarello! E magnificava il progresso della vita civile.
Tutti lo stavano ad ascoltare, accompagnando le sue parole con cenni di assentimento.
Uno dei più giovani, con l'aria di dire: «Se io potessi saprei fare », esclamò:
Ma noi dove li troviamo i denari da impiegare?
Voi? Ma voi avete la ricchezza a portata di mano, basta che vogliate!
La ricchezza? Noi? Quale ricchezza?
Il bosco.
E che, si vende il bosco?
Altroché se il bosco si vende! Vedete quei due signori? - ed accennò i due che se ne stavano appartati, leggendo con
ostentata indifferenza il giornale. - Vedete quei due signori? -continuò, abbassando la voce. - Quelli vanno in giro per il
mondo a comperare boschi, e li pagano a contanti, fior di quattrini.
Vendere il bosco! Non lo volevan credere. Ma quando «il paesano » li fece parlare con quei signori ed ebbero la prova della serietà dei loro propositi, presero tempo a riflettere.
I maggiorenti del paese si recarono, prima di decidere, a chiedere consiglio ad un vecchio di grande saggezza che era stato fino a pochi anni fa il capo della Comunità.
Vendere il bosco? - disse egli. -Sarebbe come vendere il focolare delle vostre case. Chi vi ha messo pel capo queste idee?
Non fu uno a parlare, furono tutti.
Il bisogno era in ogni casa; il danaro avrebbe fruttato; si potevano fare impianti industriali, fabbriche, strade. Era la risorsa, la fortuna, l'avvenire del paese starò qui nella mia solitudine ad aspettare la fine dei miei giorni.
Ma per voi, Dio non voglia che venga il giorno in cui ve ne dobbiate pentire!
Nessuno si commosse.
Uno dei più giovani borbottò tra i denti:
Idee di chi ha la barba bianca! Sono mutati i tempi!
Vollero conoscere l'offerta. Era, una somma che superava il bIlancIo dI dieci anni della Comunità.
E poi - insinuava il mal genio - che cosa vendete? Nulla.
Vi rimangono le vostre case, i vostri prati, i vostri orti... avete soltanto una ricchezza nelle mani.
La vendita fu conchiusa.
 Rintronò il bosco di colpi.
Gli alberi, all'apparire dei boscaiuoli ogni mattina, sapevano già chi di loro sarebbe stato colpito; quello dei rami secchi, quello decrepito, quello dal tronco ferito dalla folgore, quello dalla struttura contorta; ma quella volta un brivido passò tra i rami. Cadeva il giovane abete diritto e forte già a forma di antenna, cadeva il tronco robusto che aveva sfidato tutte le bufere, cadeva il larice dalla meravigliosa cupola frangiata di seta, cadeva l'alberello promettente, gli alberi e i larici bambini: tutti cadevano!
Passava per il bosco la strage!
Anche le braccia dei boscaiuoli ai primi colpi avevano tremato.
Poi quegli uomini che, senza saperlo, amavano il bosco come la loro casa, furono presi come da una folle forza di distruzione; volevano far presto ad abbattere il bosco per non vederlo più, per cancellarne persino la memoria.
Ed il lavoro divenne duro, iroso, febbrile.
Sovra il loro capo, voli di uccelli spauriti a cui era stato abbattuto il nido, frulli impotenti di ali non ancora addestrate a
volo; tra i rami abbattuti, nidi abbandonati.

Quando il bosco fu tutto atterrato e prese l'aspetto di un campo di battaglia dove neppure uno dei combattenti si fosse salvato, molti avevano le lagrime agli occhi.
Il fiume parve pesantemente ingrossarsi in quei giorni per portar via, lontano e presto, tutti quegli alberi uccisi.
Rimase il monte pelato, scabro qua e là di mozziconi di radici, desolato, senza più alcuna vita.
Le donne sospiravano. I bimbi giocavano svogliati sul sagrato, da cui li sbandava  il campanaro iracondo. Gli uomini imbastivano commerci, e senza averne la necessaria capacità, dissipavano il loro danaro.
La primavera fu piovosa quanto altre mai. Il monte, dove non c'erano più radici ad arrestare il corso delle acque, né tronchi e foglie a trasformarle in linfa, si riempì di torrentelli che andarono ad ingrossare il fiume. Il paese fu desto una notte dal ruggito delle acque che avevano travolto il ponte.
Aprile portò il suo tepore. A chi? Non c'erano più gemme da schiudere, più nidi da riscaldare, più fragole da maturare, più fiori da colorire. Non ci fu che un importuno brulicare di insetti nell'aria, ora che non c'erano più gli uccellini a distruggerli.
Venne l'estate: il sole incombeva su quella squallida terra. Gli orti, che non avevano più il refrigerio del vento fresco che veniva dal bosco, si seccavano. Non più ombra, non più passeggiate, nè ciclamini, nè funghi, nè legna.
Il paese pareva un povero a cui avessero strappato il mantello e fosse rimasto così spoglio, esposto alle intemperie.

Bastarono due anni per dar fondo al danaro e persuadersi del grande errore commesso.Chi aveva fatto una casa non l'aveva finita, chi aveva aperta una bottega aveva dovuto richiuderla, chi era andato in città a tentare industrie era tornato a mani vuote.
Tutti erano sconsolati dal vecchio grave di anni e di saggezza.
Fedele alla sua parola, prima ancora che fosse abbattuto aveva fatto murare le finestre che guardavano il bosco.
Così - aveva detto -a me solo rimarrà dentro agli occhi.
Tornarono da lui. Egli ormai non usciva dalla sua cameretta che aveva l'unica finestra che si apriva sulla Piazza del Comune e guardava la Chiesa.
Andarono i vecchi ed i giovani, muti e pentiti.
Il vecchio alzò la mano come ad assolverli e disse:
Non c'è che un solo rimedio. Ripiantare il bosco.
Fu la sua ultima volontà, perchè dopo pochi giorni moriva; e fu rispettata come un testamento.
Ripiantarono il bosco, tutti all'opera, uomini, donne, bambini ad affidare tenere piante alla terra. Piccoli abeti e larici andati a raccogliere nei boschi lontani, acquistati a prezzo nei vivai, avuti in dono ed in elemosina.
E piantarono, pregando, quelle' pianticine che i vecchi non avrebbero veduto crescere, scorgevano disteso un lieve tappeto verde ed ognuno si consolava come a lontana speranza.
Per i figli dei figli!
 Del piccolo paese di montagna che balza vivido dinanzi ai tuoi occhi, ti resta impressa soprattutto quella
grande distesa verde di larici e abeti: fin dall'inizio tu sentl che il bosco non è solo un ornamento suggestivo,
ma è la vera fonte di ricchezza e di benessere per gli abitanti.
L'arrivo dei due forestieri anziani e del giovane del luogo, i discorsi che egli tiene ai paesani con lo scopo ben preciso di riuscire a concludere il grosso affare, rappresentato dalla vendita del bosco, ti fanno assistere allo scontro di due mondi completamente opposti: l'uno, semplice ed ingenuo, vive dei doni spontanei della natura, l'altro, artefatto e astuto, cerca di sfruttare ogni occasione per aumentare la propria ricchezza.
Possente e drammatica è la descrizione dell'abbattimento del bosco, profondamente umana la reazione dei boscaioli, che esprimono il loro doloroso rimpianto in una febbrile foga di distruzione.
 L'autrice ti fa sentire, nella desolazione delle quattro stagioni dopo la distruzione del bosco, quale valore avesse la verde distesa per il piccolo paese montano.
Si insiste ancora sugli effetti negativi prodotti dalla stolta rinunzia a quel datore di ricchezza; riaffiora con la figura del vecchio saggio e con l'opera laboriosa di rinnovamento, la speranza di un nuovo benessere per le generazioni future.

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