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Poesia africana
Il bambino non entrò nel girotondo

di Gerard Bessa Victor
Il bambino negro non entrò nel girotondo
dei fanciulli bianchi - i fanciulli bianchi
giocavano tutti in un vivo - girotondo allegro
di canzoni festive e allegre risate...
Il bambino negro non entrò nel girotondo.
E arrivò il vento accanto ai bambini
e ballò con loro e con loro cantò
le canzoni e le danze delle
dolci brezze. dei venti leggeri
le canzoni e le danze delle
aspre - tempeste furiose,
E il bambino negro non entrò nel girotondo.
Uccelli, in stormo, volarono cantando
sulle testine belle dei bambini
e si posarono tutti intorno. Alla fine,
volarono i loro voli, cantando i loro inni...
E il bambino negro non entrò nel girotondo.
« Vieni qua, negretto, vieni a giocare»
disse uno dei bambini con la sua
aria - felice. col suo aspetto
La mamma, premurosa , corse subito ai ripari;
il bambino bianco non volle piu, non volle più...
E il bambino negro non entrò nel girotondo.
E il bambino negro non entrò nel girotondo
dei fanciulli bianchi. Desolato, assorto,
restò solo, fermo con sguardo di cieco,
restò solo, zitto con voce di morto .

Questa una poesia scritta da un negro dell'Angola l'immenso paese africano a sud dell'equatore ancora in gran parte semiselvaggio.
In tempi di colonialismo imperante sarebbe riuscito difficile immaginare che in quel paese potesse fiorire una poesia così densa di spirituale sofferenza, così aperta al problemi del mondo.
Ma la poesia non è, per fortuna, prerogativa dei popoli ad alto sviluppo industriale, una sorta di proprietà serbata ai cosiddetti « civili »: è invece qualcosa che appartiene a tutti gli uomini, di qualunque razza, di qualunque colore.
Ne sono prova i versi che vi offriamo, versi da cui sarete commossi e di cui serberete a lungo la memoria. Quel negretto che non entra nel girotondo dei bambini dei colonizzatori bianchi, che resta con sguardo di cieco, con voce di morto nella sua solitudine desolata, entrerà nei vostri cuori.

Tableau
di C. CULLEN

Nella poesia precedente, abbiamo accostato il dolore amaro della solitudine e del rifiuto per il diverso colore della pelIe; qui ogni discriminazione è superata nel calore innocente ed esaltante della fanciullezza, che fa ritrovare insieme, a braccetto, in spirito di fraterna amicizia, il ragazzo bianco e il ragazzo negro, capaci di un identico, ammirato stupore di fronte alla miracolosa bellezza della natura, ugualmente madre di ogni uomo.
A braccetto attraversano la strada
il ragazzo nero e il bianco,
il dorato splendore del giorno,
l'orgoglio tenebroso della notte.
Da persiane abbassate il popolo nero guarda
e qui parlano le genti di pelle chiara,
indignati che quei due osino
camminare all'unisono.
Dimentichi di sguardi e di parole
essi passano, e non trovano prodigio
che un lampo lucente come spada
solchi luminoso il sentiero del tuono.

Signore, Ti invochiamo
(canto funebre dei Babinga, Africa)
L'animale nasce, passa, muore.
Ed è il gran freddo. .
il gran freddo della notte, è l'oscurità.
L'uccello vola, passa, muore.
Ed è il gran freddo.
il gran freddo della notte, è l'oscurità.
Il pesce nuota, passa, muore.
Ed è il gran freddo della notte, è l'oscurità
L'uomo nasce, mangia e dorme. Egli passa.
Ed è il gran freddo.
il gran freddo della notte, è l'oscurità.
E il cielo si è rischiarato, gli occhi si sono spenti,
la stella risplende.
Il freddo in basso, la luce in alto.
L'uomo è passato, il prigioniero è libero, l'ombra
è scomparsa.
Signore, Signore, verso di Te la nostra invocazione!

Preghiera
F. HOME
...Ma non ho cent'anni,
Né quaranta,
Né dieci,
O tu che chiamano Eterno
A cui mille anni
Non sono altro che il battito d'un occhio languido
Aiutami ad ammassare
Anni di prove pazienti
E di errori
Nei pochi fuggevoli giorni
Che mi restano...
Dacci sensi d'amore e di fede
di Dag Hammarskjöld
Dacci
sensi puri
per vederti,
sensi umili
per udirti,
sensi d'amore
per servirti,
sensi di fede
per viverti.
Tu
che io non conosco
ma a cui appartengo.
Tu
che io non intendo
ma che hai votato me
al mio destino.
Tu...

Poesia di Rainer Maria Rilke
Ho bisogno di te come del pane

« Ho bisogno di Te come del pane ». Come senza pane non vive il nstro corpo, così senza Dio non vive la nostra anima: è Lui l'Amico di cui non possiamo fare a meno, è la Sua l'amicizia piu vera, piu profonda, più sicura. Signore, noi tutti abbiamo bisogno di Te come del pane, piu del pane.
Ancora, Onnipotente, ecco ti prego.
Come si spegne tramontando il giorno,
io sono tutto una ferita; un orfano;
un esule dal mondo, estraneo e solo...
E stanno intorno a me, mute, le cose
siccome chiostri in cui mi sento chiuso.


Ho bisogno di Te, che sei partecipe
d'ogni tormento mio; compagno dolce
d'ogni mia pena; mio fratello solo.
H o bisogno di Te come del pane!


Spengimi gli occhi, ed io ti vedo ancora;
rendimi sordo, e sento la tua voce;
mozzami i piedi, e corro la tua strada;
senza favella, a Te sciorrei preghiere.


Dirompimi le braccia, ed io ti stringo
col cuore mio, fatto, repente, manto.
Se fermi il cuore, batte il mio cervello;
ardi anche questo: ed il mio sangue, allora,
Ti accoglierà, Signore, in ogni stilla.


Apparso Tu mi sèi, Dio senza fine!
Ed to t'amo siccome un figlio
che fuggito mi fosse ancor bambino,
chiamato dalla sorte sovra un trono
innanzi al quale l'universo mondo
come unica valle si distende.
Voglio dire il mio grazie al buon Dio

Anima mia, parla bene del tuo Dio:
tu, mio Dio, meraviglioso!
Tu sei grande. tu sei bello. tu sei splendente:
sembri avvolto in un gran manto di luce.
Hai steso il cielo come una gran tenda
e lassu hai fissato la tua casa.
Le nubi ti servono da carro,
mentre tu cammini sulle ali del vento.
Il vento è divenuto tuo messaggero
e il fulmine è ai tuoi ordini.
Tu hai formato la terra su ben salde basi:
essa non potrà mai piu cadere.
Su di esse, hai steso il mare, come un gran tappeto
e il mare ha ricoperto perfino le montagne!
Ma alla tua voce le acque si sono ritirate
e al tuo comando sono fuggite.
Allora le montagne si sono alzate e le valli distese
e ciascuno ha preso il .suo posto.
Hai stabilito cosi i confini per le acque
e hai comandato loro di non occupare il posto
della terra.

Hai comandato poi alle sorgenti di acqua di
raccogliersi in ruscelli e scorrere fra i monti.
Essi portano da bere a tutti gli animali dei campi
e le bestie assetate corrono a loro.
Vicino ai ruscelli fanno il nido gli uccelli del cielo
e tra gli alberi cinguettano festosi.
O Dio. dall'alto della tua dimora
hai fatto scendere anche le acque sulle montagne.
per questo tuo dono che la terra è cosi ricca.
Tu fai spuntare il fieno per le bestie e le erbe cosi
utili all'uomo.
Fai nascere dalla terra il grano e la vite che
rallegra il cuore
e anche l'olio che dà gioia ad ogni volto e il pane
che dà forza al corpo.
Anche gli albeli piu grandiosi e i bei cedri che tu
hai piantato si nutrono dalla terra.
Fra i loro rami i passeri fanno il nido e la buona
cicogna sceglie la sua casa fra gli abeti
e sugli alti monti si raccolgono i camosci e fra
le rocce si rifugiano i ricci.
Tu hai fatto anche la luna che fa cambiare i mesi
e le stagioni
e il sole che conosce l'ora in cui deve tramontare.
Quando tu stendi il buio, allora comincia la notte:
escono fuori tutte le bestie delle foreste,
i leoni ruggendo vanno a caccia di preda
e chiedono anche loro al buon Dio il cibo adatto.
Quando sorge il sole le bestie feroci vi ritirano
e tornano a nascondersi nelle loro tane.
Allora gli uomini escono dalle case e vanno a
lavorare fino a sera.
Quante cose belle e grandi hai fatto, o Signore!
Le hai fatte tutte bene e la terra è piena di queste
cose fatte da te.
Tutte queste creature, o Signore,
aspettano da te il loro cibo ogni giorno!
Tu lo dai ed esse lo prendono.
Tu apri la tua mano e dai a tutti cose buone.
Se tu, per esempio, un istante solo non le
guardassi piu,
tutto diverrebbe triste;
se tu non donassi piu la vita, tutto morirebbe e
tutto
tornerebbe ad esser niente.
Ma basta che tu mandi un soffio del tuo amore
e tutto rivive, tutto ritorna bello sulla terra.
Evviva il buon Dio: egli può essere proprio
soddisfatto di tutto ciò che ha creato!
Tutta la terra obbedisce al suo comando,
e i monti finanche fumano, se Lui lo vuole!
lo voglio dire il mio grazie al buon Dio, finché
vivrò,
voglio cantare a Lui, finché avrò forza.
Vorrei che il mio canto gli desse tanta gioia: io
sono cosi felice per merito suo!
Vorrei che sulla terra non ci fossero più i cattivi
e tutti fossero amici del Signore.
Canta, anima mia, al Signore!
Canta e ripeti anche tu: Alleluja, alleluja, alleluja!

(Salmo 103)
Al padre dei padri
(Preghiera dei Koikoi, tribu africana)

Tu, padre dei padri,
tu sei nostro padre.
Fa scrosciare le nuvole del tuono,
fa vivere le nostre greggi,
fa vivere noi!
In verità io sono debole!
Fa che noi ti possiamo lodare!
Fa che noi ti possiamo amare!
Tu, padre dei padri,
Tu, o Signore!

Sia lode a te
(Canto laotiano)

Dio nel cielo,
Unico Iddio.
a te tutte le cose devono
la loro vita.
Saggio e Forte senza pari,
sia lode a te,
o Dio ora e sempre.
Lo splendore del sole mattutino
scaccia l'oscurità;
leggera spande la luna
la sua luce:
l'invisibile Iddio
rivela le sue opere.
Dio grande e infinito.
che tu sia lodato
nei nostri cuori.

Elevazione della sera
(Preghiera dei Kiciua, popolo dell'America Centrale)

Domani sarà di nuovo giorno,
domani di nuovo apparirà il sole.
lo non so dove sarò:
soltanto tu, o mio Dio, già lo sai.
Tu, che mi vedi.
proteggimi su ogni strada,
in ogni oscurità,
tu che puoi tutto superare.
Signore dei monti e delle valli.
Ora dormirò sotto i tuoi piedi,
sotto le tue mani,
sotto i tuoi occhi,
Signore dei monti e delle valli,
Signore degli alberi,
Signore delle piante rampicanti,
e tu, proteggimi!
Il canto della semina
(Africa: tribù Zande)

O spiriti di mio padre, di mia madre
e dei miei parenti!
Questo grano che sto per seminare
germini e germini bene,
in quantità e dappertutto,
con chicchi pieni.
O spiriti,
considerate la mia miseria.
Possa io sedere e mangiare
con i miei amici un buon cibo!
Guardate i miei figli: .
che cosa mangeranno?
Come pure le mie donne.
Datemi carne da mangiare!
Questo grano mi produca
e produca bene!
Ho seminato queste poche cose:
producano e producano molto.


Seppellitemi in terra libera
F. E. W. HARPER
Fatemi una tomba dove volete,
in una bassa pianura o su una collina elevata;
fatemela fra le tombe piu umili,
ma non in una terra dove gli uomini sono schiavi.
Non potrei riso pare se intorno alla mia tomba
udissi i passi di uno schiavo tremante;
la sua ombra sul mio sepolcro silenzioso
lo farebbe divent!lre un luogo di terrore.

Fermo all'angolo
(Poesia popolare negra)

Quando si apre il solco dell'odio, anche le leggi sono soltanto una parvenza di giustizia. Esse, anzi, si fanno come nelle parole di questo giudice che ammicca al poliziotto - strumenti dell'intolleranza.
Fermo all'angolo non facevo niente di male,
t'arriva un poliziotto e mi prende per un braccio
Soffia dentro un fischietto e suona un campanello
ed ecco il carrozzone che t'arriva a rotra di collo.


Il giudice mi chiama e mi domanda il nome.
lo gli dico che non ho fatto proprio niente.
Lui strizza l'occhio al poliziotto, il poliziotto a lui;
fa il giudice::« Negro, ti daremo da lavorare ».
Lavoro alla catena sulla vecchia massicciata,
sono lunghi, lunghi molto, sei mesi da passare.
Mi struggo per il mio bene, e lei si strugge
per me,
ma, Signore, i bianchi non vogliono lasciarmi
andare.

Tutti i figli di Dio hanno le ali
(Canto spirituale)
Gli schiavi negri si volsero al Cristianesimo, cioè alla religione dei loro padroni bianchi, non passivamente come a un culto che veniva loro imposto, ma con uno slancio e una sensibilità notevoli, facendo subito propri i motivi piu profondi della nuova religione, rinvenendo in essa la prima coscienza della loro uguaglianza, anzi l'unico terreno che gli permetteva di varcare l'abisso, di sperare in un futuro migliore.
II cristianesimo fu anche il primo punto d'incontro tra l'antica cultura negra, il bagaglio confuso di memorie che gli schiavi recavano dall'Africa, e la cultura e la civiltà dei bianchi. Infatti gli antichi ritmi, le antiche nenie, le antiche melodie, vennero applicate dai negri ai versetti pieni di speranza della Bibbia.

Con naturalezza, in un modo quasi istintivo, il popolo degli schiavi moderni si identIficava con il popolo di Israele quando era schiavo in terra straniera.
Le parole degli ebrei che vagheggiavano la terra lontana di Canaan, servivano anche ai negri per intravedere una nuova Terra promessa, in cui le secolari, sofferenze non esistessero piu: la terra degli uomini liberi.
Si è detto che era nell'interesse dei padroni bianchi regalare agli schiavi la speranza di un «altro mondo, perché potessero sopportare meglio l'inferno del lavoro nelle piantagioni.
Ma la nuova fede maturò a poco a poco la certezza che tutti i figli di Dio erano uguali, ed anche su questa terra si poteva sognare la sconfitta del Faraone, l'avvento di un'altra era. II fiume Giordano, verso cui gli antichi ebrei sospiravano durante la schiavitu, fini per identificarsi col Mississippi, il fiume che separava gli stati schiavisti da quelli del Nord. Nacquero cosi quei canti corali malinconici, in cui le stesse voci si ripetono di continuo come una triste e interminabile nenia, che sono divenuti noti in tutto il mondo come spiritual songs, cioè "canti spirittuali".

lo ho ali, tu hai ali.

Tutti i figli di Dio hanno ali.
Quando in Cielo mi metterò le mie ali.
volerò in lungo e in largo per il Cielo di Dio.
Cielo, Cielo, !.
non tutti quelli che parlano di Cielo ci vanno;
Cielo. Cielo,
volerò in lungo e in largo per il Cielo di Dio.
lo ho scarpe. tu hai scarpe.
Tutti i figli di Dio hanno scarpe.
Quando andrò in Cielo mi metterò le mie scarpe,
camminerò in lungo e in largo per il Cielo di Dio.
Cielo. Cielo.
non tutti quelli che parlano di Cielo ci vanno;
Cielo. Cielo.
camminerò in lungo e in largo per il Cielo di Dio,
camminerò in lungo e in largo,
camminerò in lungo e in largo per il Cielo di Dio.
Preghiera di un bimbo negro
G. TIROLIEN
Bianco e nero. Questo dramma in cui si è portati a vedere soprattutto l'esito di una politica sociale, è, in fondo, il confronto tra due modi di sentire e di essere. E questo negretto, che non vuole andare alla scuola dei bambini bianchi, che non vuole diventare "un signore come si deve", non è escluso, è una vittima delle leggi razziali; è l'istintivo combattente di un mondo libero e fantastico che non si arrende alla "civiltà",

" Signore. sono molto stanco.
Sono nato stanco
e a lungo ho camminato,dal canto del gallo
ed alto è il colle che porta alla loro scuola.
Signore. non voglio piu recarmi alla loro scuola,
fate. vi prego. che non ci vada più
Voglio seguire mio padre nei freschi recessi
quando la notte fluttua ancora nel mistero dei
boschi
ove s'insinuano gli spiriti scacciati dall'alba.
Voglio andare a piedi nudi lungo i rossi sentieri
scottati dalle fiamme del meriggio,
voglio dormire la siesta ai piedi dei grandi
manghi,
mi voglio svegliare
quando laggiu muggisce la sirena dei bianchi
e l'offìcina
sull'oceano di canne
come naviglio ancorato
vomita nella campagna il suo equipaggio negro...
Signore, non voglio piu recarmi alla loro scuola,
fate, vi prego, che non ci vada piu.
Dicono che un piccolo negro ci deve andare
per diventare come
i signori della città,
i signori come si deve.
Ma io non voglio
diventare, com' essi dicono,
un signore della città,
un signore come si deve.
Preferisco ronzare intorno alle raffìnerie
lungo cataste di sacchi
gonfi di zucchero bruno come la mia pelle bruna.
Preferisco, verso l'ora in cui la luna amorosa
bisbiglia all' orecchio delle palme di cocco,
ascoltare cosa dice nella notte
la voce spezzata d'un vecchio che racconta
fumando
le storie di Zamba e del compare Coniglio
e molte altre cose ancora
che nei libri non ci sono.
I negri, lo sapete, hanno lavorato fin troppo.
Perché devono ancora apprendere sui libri
delle cose che non sono affatto di qui?
E poi è davvero troppo triste la loro scuola,
triste come
quei signori della città,
quei signori come si deve
che non sanno piu ballare di sera al chiaro di luna
che non sanno piu camminare sulla carne viva dei
piedi
che non sanno piu narrare alle veglie.
Signore, non voglio piu recarmi alla loro scuola.

Di che colore è la pelle di Dio
(Canto della route dei giovani)

Buona notte, dissi al mio bambin,
tanto stanco quando il giorno fini;
allora chiese: «Dimmi papà,
la pelle di Dio che colore ha?.
Di che colore è la pelle di Dio
di che colore è la pelle di Dio.
E' nera, rossa, gialla, bruna, bianca perché
Lui ci vede uguali davanti a sé.
Con l'occhio innocente egli mi guardò,
mentir non potevo quando domandò:

«Perché le razze s'odiano, papà,
se per Dio siamo una sola umanità?».
Questo, figliuolo, non continuerà,
l'uomo alfine imparerà
come dobbiamo vivere noi,
figli di io da ora in poi.
La catena della schiavitù
(Canto spirituale)
La catena della schiavitu si è spezzata finalmente,
si è spezzata finalmente,
la catena della schiavitu si è spezzata finalmente, :
si è spezzata finalmente,
loderò Dio sino alla morte.
Laggiù in quella valle,
pregando in ginocchio,
ho raccontato a Dio le mie pene
e Gli ho chiesto di aiutarmi se poteva.
Gli ho raccontato come soffrivo
in prigione e in catene,
e i giorni che mi costringevano a capo chino
con la carne piagata e in dolore.
La catena della schiavitu si è spezzata finalmente,
si è spezzata finalmente,
la catena della schiavitu si è spezzata finalmente,
si è spezzata finalmente,
loderò Dio sino alla morte.
Sapevo che il mio Gesù mi avrebbe ascoltato
perché lo spirito mi parlò .,.
e disse: «Sorgi, figlio mio, e anche voi figli
o e sarete tutti liberi ».
«H o approntato un forte Capitano
per guidare tutte le mie schiere
e per portare tutti i sofferenti a me,
e nessuno sarà perso».
La catena della schiavitu si è spezzata finalmente,
si è spezzata finalmente,
la catena della schiavitu si è spezzata finalmente,
si è spezzata finalmente,
loderò Dio sino alla morte.

Anch'io canto l'America
di  L. HUGHES
Gli «Spirituals» sono canti popolari, con forte intonazione religiosa, delle popolazioni nere, soprattutto della zona meridionale degli Stati Uniti. Essi portano l'eco della sofferenza dei negri schiavi, e spesso di una ingenua fiducia in Dio.
Ne è un esempio quello che qui viene riprodotto, in cui un negro lamenta la sua misera condizione egli sa che esiste la gioia, ma non può pensarla per sé altro che in un altro mondo, al di là della morte. un conforto tutto individuale, come individuale è il grido ripetuto di gioia del negro liberato, nel canto La catena della schiavitu, e il suo ringraziamento a Dio. Ma qui il respiro si fa piu ampio: la liberazione di uno deve divenire libertà di tutti, garanzia di salvezza materiale e spirituale per tutti.

Anch'io canto l'America.
lo sono il fratello piu scuro.
Mi mandano a mangiare in cucina
quando vengono ospiti,
ma io rido
e piangio bene
e divento forte.
Domani,
siederò a tavola
quando vengono ospiti.
Allora
nessuno oserà
dire a me
«Mangia in cucina ».
E poi
vedranno come sono bello
e si vergogneranno:
anch'io sono l'America.

Sono nero, ma ho l'anima bianca
di WILLIAM BLAKE
Tutto il senso della poesia e delle sue toccanti immagini di vita, si racchiude in questo verso. Il negretto che parla in prima persona, sa di essere tutto nero alla vista, ma sa anche che l'anima, ciò che di lui non si vede, è innocente; è, cioè, «bianca» come quella di tutti i bambini del mondo.
Venni alla luce nell'aspro Sud,
e sono nero, ma ho l'anima bianca.
Il bimbo inglese è bianco come un angiolo,
ma sono nero,
come se non avessi luce.
Mamma mi fece scuola sotto un albero,
si sedeva prima delle ore calde,
mi prendeva sulle ginocchia
e mi baciava,
e indicandomi l'Oriente diceva:
Guarda il sole levante:
Iddio vive laggiu,
e ci manda la luce e il caldo.
e ai fiori e agli alberi e alle bestie e agli uomini
manda consolazioni di mattina
e la gioia nel pieno giorno.
E per imparare a soffrire
i raggi dell'amore,
ci mette un poco sulla terra,
e i corpi neri e i visi' abbrustoliti
non sono che una nuvola
come l'ombra del bosco.
E quando le anime nostre
avranno imparato a soffrire il caldo,
la nube sparirà,
udremo la sua voce,
e dirà: «Esci dal bosco, o mio diletto,
e in giro alla tenda dorata
rallegrati come gli agnelli ».
Cosi disse la mamma e mi baciò,
e dico al bimbo inglese
che quando saremo scappati,
lui dalla nube bianca, io dalla nera,
intorno alle tende d'Iddio
come agnelli gioiremo.
Gli faccio riparo contro il caldo
perché impari a soffrirlo
e si prepari a riposare in gioia
sulle ginocchia del Padre.
Quel giorno gli starò davanti,
gli toccherò i capelli d'argento,
sarà il mio simile,
da quel giorno mi vorrà bene.

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