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Racconto di G Beniscelli 
Il mare e i pescatori

Adesso il mare butta sulla riva ogni sorta di prodotti assolutamente estranei alla natura: bottiglie ed involucri di plastica impiastrati di nafta, scheletri di cassette, natanti non biodegradabili di polistirolo e rifiuti di ogni genere che l'umanità «progredita» in qualche modo ha rovesciato in mare e che il mare, schifato, puntualmente restituisce.
Eppure i pescatori sono rimasti e quelli rimasti sono di vecchia e robusta razza.
Ancora si fanno accompagnare per tutta la vita dalla voce delle onde; e i freddi invernali e l'arsura dell'estate e la rugiada salata della notte hanno inciso più profondamente sui loro volti e sulle loro mani i segni degli anni...
Nel tempo dell'attesa o del riposo non si allontanano dai loro quartieri.
Trafficano negli scuri fondaci delle case, dove tengono ammucchiati, in un disordine inevitabile, gli strumenti del mestiere: lenze, remi, cesti, vecchie fiocine, nasse, arpioni, rotoli di sagole.

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