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Poesie di Tony Towle
Poesia di Tony Towle
Notte stellata

La luce si spegne, come nel 1965
in maniera talmente persuasiva. Uno batte a macchina, per giorni
e giorni alla deriva nei pressi di una lampada, vuoti
e accesi di mondi primordiali,
e tutto questo lo chiama sonno.

Essere Stravinsky;
averlo fatto, e finito una volta per tutte
ed essere morto
guardando il mare dall'alto
quale mare

quello,
senz'altra descrizione,
e senza niente da fare
in alto mare,
la mente della sua stessa marea.
Mi trovo sempre a camminare su di una terrazza,
sempre a guardare il mare,
e ovviamente non c'è nessuno, la macchina da scrivere
soltanto, parla; a te, a Stravinsky, al primo che passa,
degli animali hanno fatto una capatina tra i monti,
quelle nuvole, quel mare,
nuvole di pigmenti bili osi che dormono
trattenuti in cavi idonei d'aria assente
con tutti quei giorni ancora, e le loro sementi attaccate,
il loro sonno, il mio, quelle nuvole,
mentre i nostri sé rannuvolati ricompongono l'America,
un'automobile che vien giù lungo la strada polverosa
e noi che beviamo una Coca-Cola guardando il mare dall'alto.

La luce sembra più marrone che nera,
e per qualche oscura autorità gli angoli dell'involucro
s'incurvano leggermente verso l'alto come il suono del vento,
un suono facile da imitare anche se non si muove nessun cespuglio,
come tanti di quei giorni, riaccesi dalla luce,
e uno non se ne cura, benché ci siano sogni,
quelli che persistono fino a che quelli non se ne sono andati.

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