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Poesia di Simone Weil
A una giovane ricca

Climene, col tempo vedrò nel tuo incanto
Sgorgare di giorno in giorno il dono delle lacrime.
Ancora la tua bellezza è un’armatura d’orgoglio;
Lo scorrere dei giorni la ridurrà in cenere;
Nessuno ti vedrà discendere, splendente,
Nel buio della bara, fiera, la maschera calata.
A qual promesso destino, nel tuo fiore fugace,
Scendi? Quale destino? Che fredda miseria
Verrà a serrarti il cuore fino al grido?
Niente si leverà per salvare tanta grazia;
Il cielo rimane muto mentre un giorno cancella
I tratti puri, il dolce carnato che vide brillare.
Un giorno può impallidirti il viso, straziarti
li fianco per la fame; un brivido mordere
La tua fragile carne abituata al calore profondo;
Un giorno, e saresti uno spettro nella ronda
Che senza tregua, stanca, per la prigione del mondo
Corre, corre, spinta nel ventre dalla fame.
Come bestia braccata di notte per le secche,
Dove trovare ormai la tua mano nobile e fine,
Il portamento, la fronte, la tua bocca dalla piega altera?
L’acqua brilla. Tremi? Perché lo sguardo è vuoto?
Fermati, carne livida, già troppo morta per morire,
Mucchio di stracci abbandonato nel grigio mattino!
Apre la fabbrica. Andrai a soffrire alla catena?
Rinuncia al gesto lento della tua grazia regale.
Presto. Più presto. Andiamo! Presto, più presto. Vai
A sera, lo sguardo spento, le ginocchia rotte, vinta,
Senza parola; sulla tua bocca umida e pallida si legga
Dura obbedienza all’ordine nel disperato sforzo.
Andrai, di sera, nella città rumorosa,
Per pochi soldi ti farai sporcare la carne schiava,
La carne morta, mutata in pietra dalla fame?
Essa non freme se una mano la sfiora;

Né si ritrae, ti è impedito il sussulto,
Il pianto è un lusso a cui si aspira invano.
Ma tu sorridi. Per te son favole le sventure.
Calma, estranea alla sorte di sorelle infelici,
Mai doni loro un benevolo sguardo.
Tu puoi, a occhi chiusi, dispensare elemosine;
Anche il tuo sonno è puro da questi fantasmi cupi
Passano chiari i tuoi giorni al riparo di mura.
Mucchi di carta, più duri d’una muraglia,
Ti proteggono. Se bruceranno, il tuo cuore, le viscere
Saranno preda di colpi che infrangono l’essere intero.
Ma quella carta ti soffoca, nasconde terra e cielo,
Nasconde i mortali e Dio. Esci dalla tua serra,
Nuda e tremante al vento d’un gelato universo.

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