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Poesia  di Salvatore Quasimodo
Lamentazione di un fraticello d'icona


Di assai aridità mi vivo, mio Dio;
il mio verde squallore!
Romba alta una notte
di caldi insetti;
il cordiglio mi slega
la tunica marcia d'orbace.
Mi cardo la carne tarlata d'acari di amore,
mio scheletro.
Nascosto, profondo, un cadavere
mastica terra intrisa d'orina.
Mi pento d'averti donato il mio sangue,
Signore, mio asilo:
misericordia!