La nascita di Afrodite
di Saffo
Esiodo, Teogonia 116-206; 453-506
Dunque per primo fu Caos, e poi
Gaia dall'ampio petto, sede sicura per sempre di tutti
gli immortali che tengono la vetta nevosa d'Olimpo,
e Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade,
poi Eros, il più bello fra gli immortali,
che rompe le membra, e di tutti gli dèi e di tutti gli uomini
doma nel petto il cuore e il saggio consiglio.
Da Caos nacquero Erebo e nera Notte.
Da Notte provennero Etere e Giorno
che lei concepì a Erebo unita in amore.
Gaia per primo generò, simile a sé,
Urano stellato, che l'avvolgesse tutta d'intorno,
che fosse ai beati sede sicura per sempre.
Generò i monti grandi, grato soggiorno alle dee
Ninfe che hanno dimora sui monti ricchi d'anfratti;
essa generò anche il mare infecondo, di gonfiore furente,
Ponto, senza amore gradito; dopo,
con Urano giacendo, generò Oceano dai gorghi profondi,
e Coio e Crio e Iperione e Iapeto,
Teia Rea Temi e Mnemosine
e Foibe dall'aurea corona, e l'amabile Teti;
e dopo di questi, per ultimo, nacque Crono dai torti pensieri,
il più tremendo dei figli, e prese in odio il gagliardo suo genitore.
Generò poi i Ciclopi dal cuore superbo,
Bronte Sterope e Arge dal petto violento,
che a Zeus diedero il tuono e fabbri caro n la folgore;
costoro nel resto erano simili agli dèi,
però solo un occhio avevano nel mezzo della fronte;
di Ciclopi avevano il nome veritiero perché
un solo occhio rotondo avevano nella fronte;
e vigore e forza e destrezza era in ogni loro opera.
Poi da Gaia e Urano nacquero altri
tre figli grandi e forti, che non si osa nominare,
Cotto Briareo e Gige, prole tracotante;
cento mani si protendevano dalle spalle di loro
terribili, e cinquanta teste a ciascuno
dalle spalle nascevano sulle membra vigorose;
e forza terribile e grande s'aggiungeva alla loro grande figura.
Ma quanti da Gaia e da Urano nacquero
ed erano i più tremendi dei figli, furono presi in odio dal padre
fin dall' inizio, e appena uno di loro nasceva
tutti li nascondeva, e non li lasciava venire alla luce,
nel seno di Gaia; e si compiaceva della malvagia sua opera,
Urano, ma dentro si doleva Gaia prodigiosa,
stipata; allora escogitò un artificio ingannevole e malvagio.
Presto, creata la specie del livido adamante,
fabbricò una gran falce e si rivolse ai suoi figli
e disse, a loro aggiungendo coraggio, afflitta nel cuore:
«Figli miei e d'un padre scellerato, se voi volete
obbedirmi potremo vendicare il malvagio oltraggio del padre
vostro, ché per primo concepì opere infami».
Così disse e tutti allora prese il timore, né alcuno di loro
parlò; ma. preso coraggio, il grande Crono dai torti pensieri
rispose con queste parole alla madre sua illustre:
«Madre, sarò io, lo prometto, che compirò questa
opera, ché d'un padre esecrabile cura non ho,
sia pur mio, che per primo compì opere infami».
Così disse, e gioì grandemente nel cuore Gaia prodigiosa,
e lo pose nascosto in agguato; e gli diede in mano
la falce dai denti aguzzi e ordì tutto l'inganno.
Venne, portando la notte, il grande Urano, e attorno a Gaia
desideroso d'amore incombette e si stese
dovunque; ma dall' agguato il figlio si sporse con la mano
sinistra e con la destra prese la falce terribile,
grande, dai denti aguzzi, e i genitali del padre
con forza tagliò, e poi via li gettò,
dietro; ma non fuggirono invano dalla sua mano:
infatti, quante gocce sprizzarono cruente,
tutte le accolse Gaia e nel volger degli anni
generò le Erinni potenti e i grandi Giganti
di armi splendenti, che lunghi dardi tengono in mano,
e le Ninfe che chiamano Melie sulla terra infinita.
E come ebbe tagliati i genitali con l'adamante
li gettò dalla terra nel mare molto agitato,
e furono portati allargo, per molto tempo; attorno bianca
la spuma dall'immortale membro sortì, e da essa una figlia
nacque, e dapprima a Citera divina
giunse, e di lì poi giunse a Cipro molto lambita dai flutti;
lì approdò, la dea veneranda e bella, e attorno l'erba
sotto gli agili piedi nasceva; lei Afrodite,
cioè dea Afrogenea e Citerea dalle belle chiome,
chiamano dei e uomini, perché dalla spuma
nacque; e anche Citerea, perché prese terra a Citera;
o Ciprogenea ché nacque in Cipro molto battuta dai flutti;
oppure Filommedea perché nacque dai genitali.
Lei Eros accompagna e Desiderio bello la segue
da quando, appena nata, andò verso la stirpe degli dèi.
Fin dal principio tale onore lei ebbe e sortì;
come destino fra gli uomini e gli dèi immortali,
ciance di fanciulle e sorrisi e inganni
e il dolce piacere e affetto e blandizie.
...
Rea poi, unitasi a Crono, partorì illustri figli:
Istie, Demetra e Era dagli aurei calzari,
e il forte Ade, che sotto la terra ha la sua dimora,
spietato nel cuore, e il forte tonante Ennosigeo,
e Zeus prudente, degli dèi padre e degli uomini;
sotto il suo tuono trema l'ampia terra.
Ma questi li divorava il grande Crono, appena ciascuno
dal ventre della sacra madre ai suoi ginocchi arrivava,
e ciò escogitava perché nessuno degli illustri figli di Urano
fra gli immortali avesse il potere regale.
Infatti aveva saputo da Gaia e da Urano stellato
che per lui era destino l'esser vinto da un figlio,
per forte che fosse, per il volere di Zeus grande;
a ciò non inutile guardia faceva, ma sempre in sospetto
i figli suoi divorava, e un dolore crudele teneva Rea.
E quando Zeus, padre degli dèi e degli uomini, prossima fu
a partorire, allora pregò i genitori
suoi, Gaia e Urano stellato,
di darle consiglio perché potesse nascondere il suo parto,
il figlio suo caro, ed egli placasse le Erinni del padre di quello
e dei figli che divorava il grande Crono dai torti pensieri.
Costoro la figlia ascoltarono e i suoi voti esaudirono,
e a lei rivelarono quanto dal fato era fissato avvenisse
riguardo a Crono sovrano e al figlio dal forte cuore.
E la mandarono a Lieto, nel pingue paese di Creta,
affinché il suo ultimo figlio potesse partorire,
Zeus grande; lui accolse Gaia prodigiosa
nell' ampia Creta, da nutrire ed educare.
Lui dunque portando essa giunse veloce nella nera notte
dapprima a Lieto, e lo nascose, prendendolo con le sue mani.
in un antro scosceso, sotto i recessi della terra divina.
nel monte Egeo, coperto di folta foresta.
A quello poi, avvolta di fasce, una grande pietra essa dette.
al figlio d'Urano grande signore, primo re degli dèi;
egli la prese con le sue mani e giù la inghiottì nel suo ventre,
sciagurato, e non pensava nel cuore che,
al posto del sasso, suo figlio invitto e indenne
gli era rimasto, e che quello presto lo avrebbe vinto per forza di braccia,
cacciato dal trono, e fra gli immortali avrebbe regnato.
Presto la forza e le membra gloriose
di tale signore crebbero e volgendosi gli anni,
ingannato per gli accorti consigli di Gaia,
il grande Crono dai torti pensieri risputò i suoi figlioli
vinto dalle arti e dalla forza del figlio.
Per prima vomitò la pietra che ultima aveva mangiato,
e che Zeus fissò sulla terra dagli ampi cammini,
in Pito divina, sotto i gioghi del Parnaso,
che un segno fosse in futuro, meraviglia per i mortali.
Poi sciolse i fratelli del padre dai lacci funesti,
la stirpe di Urano che il padre nella sua follia incatenò;
ed essi furono memori a lui di gratitudine per i suoi benefici;
gli diedero il tuono e il fulmine fiammeggiante
e il baleno che prima Gaia prodigiosa teneva nascosti;
fidando in questi comanda ai mortali e agli immortali.
(trad. Arrighetti)
