
Poesia di Enrico Pazzanchi
La trebbiatura
Meriggio. La macchina trebbia
ansando con rombo profondo.
Il grano, rigagnolo biondo,
giu scorre. Nell'aria è una nebbia
sottile. Sogguarda per l'aia
il nonno, con faccia rubizza.
Nell'aria una rondine guizza,
radendo la bassa grondaia.
E intanto, che ressa sul ponte
tra i mucchi di spighe e di paglia,
col sole che gli occhi abbarbaglia,
col sole che affuoca ogni fronte!
Le donne di rosse pezzuole
avvolgon le trecce sudanti.
Non s'odon né risa né canti.
Ma il nonno: « Su allegre, figliuole! ».
Da Poesie, ed. Zanichelli, Bologna.
La poesia ci trasporta sopra un'aia inondata dal sole di mezzogiorno fra il rombare affannoso della trebbiatrice, da cui il frumento
scende a rigagnoli d'oro nei sacchi pronti a riceverlo. Avvolti in un polveri o penetrante, uomini e donne, madidi di sudore, gli occhi abbagliati dal sole, sono intenti da ore al lavoro. E già la fatica spegne loro sul labbro il canto e il sorriso quando il nonno, che sta li
accanto e sogguarda, richiama le ragazze alla tradizionale allegria.
