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 Poesia di Pablo Neruda
Ode al lamento

Oh bambina tra le rose, oh pressione di colombe,
oh presidio di pesci e rosai,
la tua anima è una bottiglia piena di sale assetato
e una campana piena di uve è la tua pelle.
Sfortunamente non ho da darti che unghie
o ciglia, o pianoforti liquefatti,
o sogni che escono dal mio cuore a fiotti,
sogni polverosi che corrono come cavalieri neri,
sogni pieni di velocità e sventure.

Posso solo amarti con baci e papaveri,
con ghirlande bagnate dalla pioggia,
guardando cavalli cinerini e cani gialli.
Posso solo amarti con onde dietro la schiena,
tra vaghi colpi di zolfo e acque assorte,
nuotando contro i cimiteri che scorrono
in certi fiumi
con l'erba bagnata che cresce sulle tristi tombe di gesso,
nuotando attraverso cuori sommersi
e pallide ciabattine di bimbi insepolti.

C'è molta morte, molti avvenimenti funebri
nelle mie passioni indifese e baci desolati,
c'è l'acqua che mi cade sulla testa,
mentre mi crescono i capelli,
un'acqua come il tempo, un'acqua nera scatenata,
con una voce notturna, con un grido
d'uccello nella pioggia, con una interminabile
ombra d'ala bagnata che protegge le mie ossa:
mentre mi vesto, mentre
instancabilmente mi guardo negli specchi e nei vetri,
sento che qualcuno continua a chiamarmi tra i singhiozzi
con una voce triste imputridita dal tempo.
Tu sei in piedi sulla terra, piena
di denti e fulmini.
Tu spargi i baci e uccidi le formiche.
Tu piangi di salute, di cipolla, di ape,
di abbecedario in fiamme.

Tu sei come una spada azzurra e verde
e onduli quando ti toccano, come un fiume.
Vieni alla mia anima vestita di bianco, con un ramo
di rose insanguinate e calici di cenere,
vieni con una mela e un cavallo,
perché lì c'è una sala buia e un candelabro rotto,
delle sedie sghangherate che attendono l'inverno,
e una colomba morta, con un numero.

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