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Racconto di L. Barzini Jun
Giornate novembrine

In questi giorni d'autunno, solo la natura ha colori smaglianti, più festosi di quelli di primavera.
Le foglie delle viti e dei boschi vanno dal giallo canarino al rosso carabiniere, passando attraverso ogni sfumatura: l'oro grezzo, il bronzo nuovo, il cuoio vecchio, il pane.
La gente in ogni villaggio, la mattina dei santi, quando ci sono passato, andava al cimitero a portare fiori. Avevano tutti l'abito buono. I giovani o quasi giovani vestiti come in città, i vecchi contadini ancora con il fazzoletto di seta bianca legato al collo, il cappello di feltro tondo con qualche buffetto, il sigaro toscano o la pipa tra i denti la carnagione arrossata dal sole e dai buoni vini.
La gente andava a piedi, in motoretta, con le donne aggrappate al sellino posteriore,
o in automobile. C'erano automobili a centinaia da tutte le parti, vecchie rabberciate e ridipinte, quasi nuove ben lucidate, e nuovissime appena uscite dal negozio.
Si allineavano in bello ordine, all'ingresso del cimitero, dove il vigile, vestito a nuovo, faceva autorevoli segni. Le donne portavano grandi mazzi, tenuti stretti al petto come un bambino, per lo più crisantemi color d'oro, grandissimi, certamente molto più grandi di quelli che si usavano prima della guerra, rinchiusi in sacchi di plastica, perché non si sciupassero.
L'ordine era nelle cose ma anche nei sentimenti, nell'obbedienza ai precetti e alle tradizioni, nella pietà per i defunti.

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