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Poesia di  A. Gradnik
Il soldato morto in terra straniera

Terra straniera, calpestata
con lo zoccolo t'ho del mio corsiero
e t'ho di sangue nero,
di nero sangue umano abbeverata.
T'ho strappati dal petto
i figli e il loro focolare e il tetto
ho distrutto e le strade
t'ho devastato e i campi e le contrade,
si che non piu ondeggiare
or vedi al vento delle spighe il mare,
e piu non vedi nulla
dove cespugli e viti e abeti e pini
dei piccoli uccellini - erano culla.
Terra straniera, diventata
oggi mia madre, oggi mia madre amata,
sol nel tuo cuore ho appreso come sia
fiume a fiume congiunto e via con via,
e come l'uomo all'uomo unisca un ponte,
e rifletta n le stelle all'orizzonte
sopra ogni patria ed oltre ogni frontiera ,
la luce della sera,
e come eguali
sian dell'erbe le brame - e del fogliame,
e uno stesso divino fuocò vanto
arda in tutti i mortali
che stan senz'armi l'uno all'altro accanto.
Terra straniera, or anche terra mia,
cessàti l'ira ed il furor, perdona,
terra, mia dolce madre, madre buona,
se gran male t'ho fatto. E quando .via
adorna di corone ogni altra fossa.
resti l'avello mio deserto e muto:
solcarlo solo possa
l'aratro, e allor che tutto di frumento
sia ricoperto e giunto sia il momenti
di mietere, la trista opera mia
mutata sia in benedizione.

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