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Poesie di Maurizio Cucchi
Poesia di Maurizio Cucchi

Il Magone

Se mi guardi bene sto già pensando 
al giorno non lontano in cui dovrò sgomberare la mia roba  di qui 
per portare tutto nell'altra casa.
I libri e il pianoforte che ancora non ho imparato a suonare.
E già premedito l'inevitabile magone di cui 
potrò dirmi che è la mia parte migliore. 

E il pacco, che scarti mentre dici
«qui c'è il pigiama nuovo che ti ho preso per la dote»...
di dietro agli occhi tanto per cambiare
sento la lacrima che sale,  ma questa volta
ce la faccio e mi trattengo. Non è questione
d'essere mammone, è che lo spettro
della solitudine ormai doppia (non mia)... e quella musica
alla radio della domenica nel primo pomeriggio confessa.
e stabilisce la quantità della pena. E qui .
di fare il bravo il duro di giocare d'ironia
per non sentirsi dentro
straziare dalla commozione questione...
...questione non è più ti dico. 

Maurizio Cucchi
Il magone
Dal Il figurante,1985
l due termini tra i quali sembra oscillare la poesia di Cucchi (1945) sono autobiografismo e oggettività. Nelle sue poesie è spesso presente un io posto al centro della scena, una prima persona mentre narra un avvenimento che si costruisce per mezzo dell'apparire di frammenti di realtà, di oggetti, di personaggi. Lo stesso Cucchi ci fornisce una chiave interpretativa di questo fenomeno, quando in una nota a Il disperso e in alcune pagine introduttive a Il figurante ci informa di come, alla base della sua poesia, sia possibile ritrovare un desiderio di narratività. Un narrante che non prende le forme proprie della prosa, ma che rende possibile rintracciare, sullo sfondo delle sue poesie, una trama, una storia da ricostruire. Nelle sue liriche, quindi, compaiono dei frammenti di vita, che raccontano l'alienazione di chi vive nelle città in una società piccoloborghese. «Infatti il percorso narrativo di questi poemetti è segnato dall'individuazione di impulsi di vita, di piccole e trascurabili gioie dell'esistenza, di oggetti all'apparenza neutri e inutili che si caricano di storia»  Per questo qualche critico ha potuto usare gli aggettivi «crepuscolare» e «neocrepuscolare».
Nella poesia in antologia (composta nel 1971, ma che compare in una raccolta del 1985) viene trattato il tema del distacco. Esso viene narrato per mezzo di oggetti, che dovranno essere trasportati: un distacco che l'autore-protagonista della poesia avverte come un ostacolo tale da non poter essere trattato e superato per mezzo dell'ironia.

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