Poesia di Luigi Pirandello
La fune
Mastri funai, faccenda curiosa
la vostra: andar cosí sempre all’indietro,
con quella fune che da la callosa
mano vi nasce; e non mutar mai metro.
Però, a pensarci, tutti quanti poi,
mordano i soli, piangano le lune,
modo diverso non teniam da voi:
facciam la vita come voi la fune.
La ruota, onde s’attorce il non sicuro
fil che ci regge, è sempre nel passato;
e con le spalle andiam verso il futuro,
se nulla mai di antiveder ci è dato.
Mastri funai, rapida troppo gira
la ruota mia, troppo s’attorce questa
mia fune e troppo la mia man la tira.
Ne faccio un cappio e vi caccio la testa.
Dalla Nuova Antologia, 1° dicembre 1934, pubblicata nell’Ariel
Poesie sparse (1890/1933)
